Cappotto termico, come scegliere la soluzione migliore e più conveniente

Cappotto termico, come scegliere la soluzione migliore e più conveniente

Il cappotto termico, o isolamento a cappotto, è una soluzione abbastanza recente e diffusa nel campo dell’edilizia, per rendere un’abitazione, o un qualsiasi altro edificio, maggiormente protetto dagli agenti atmosferici e dai rumori provenienti dall’esterno, molto frequenti ad esempio in città, dove vi sono traffico e caos.

Come tutte le cose relativamente nuove, anche il cappotto termico sembra intimorire chi vuole valutare seriamente l’idea di farlo installare sulla propria abitazione.

Ciò è dovuto a diversi fattori, ma principalmente alla preoccupazione sui costi da sostenere, all’inesperienza e alla poca conoscenza del settore.

Per fortuna, però, il mercato si sta consolidando sempre di più e le figure esperte in materia sono in netto aumento rispetto al passato.

L’assistenza di un tecnico competente è necessaria durante tutto il percorso di installazione e, prima di ogni cosa, per effettuare una perizia approfondita sull’edificio su cui bisogna operare.

Oltretutto, una figura specializzata è di aiuto anche per la presentazione di tutta la documentazione necessaria per richiedere gli ecobonus (che nel 2018 saranno molto più bassi rispetto all’anno in corso).

Quindi è prioritario affidarsi ad un tecnico che abbia innanzitutto le competenze giuste per verificare le condizioni del fabbricato, al fine di:

  1. Capire se l’abitazione necessita realmente di un isolamento a cappotto o di altri interventi, o persino di più operazioni integrate tra loro. Il cappotto termico ha il compito di isolare termicamente un edificio, pertanto, qualora vi fossero criticità strutturali a provocare altri importanti problemi alla casa (come ad esempio l’assenza di un sistema di drenaggio, in casi particolari, può causare la presenza di umido e muffa), bisognerebbe optare per interventi alternativi e non considerare il cappotto termico come unica soluzione a tutti i problemi.
  2. Decidere se bisogna applicare un cappotto sulle pareti interne o sulla facciata esterna (tipico esempio in cui è “obbligatorio” scegliere il cappotto termico interno sono gli edifici antichi, sui quali non si può assolutamente intervenire esternamente per non rovinare la facciata).
    L’applicazione interna dei pannelli è molto meno costosa rispetto a quella esterna (basti pensare che non è prevista un’impalcatura, che è una delle cose più care), ma ha purtroppo dei limiti:
    – a differenza di quanto si possa pensare non è possibile coibentare un solo ambiente, perché questo tipo di cappotto risulta efficace solo se si applica in tutte le stanze;
    – i pannelli tolgono qualche centimetro al locale, e ciò risulta scomodo soprattutto quando gli spazi sono esigui.
  3. Decidere, insieme al committente, quale materiale è meglio usare e quale deve essere lo spessore ottimale dei pannelli.
    Il tecnico è l’unico a poter valutare qual è il valore di trasmittanza ottimale per la tua abitazione; tale valore è proporzionale allo spessore dei pannelli da applicare.
    Oltre a rasanti, reti di armatura, intonaci e malte, i pannelli sono realizzati con materiali diversi: EPS (polistirolo espanso), EPS con grafite, lana di roccia, calcio silicato, fibra di legno, sughero autocollato, PIR (poli isocianurato) ecc.
    Bisogna valutare le diverse caratteristiche in base alle esigenze del fabbricato e alle preferenze del committente (la possibilità economica, la propensione per materiali a basso impatto ecologico rispetto ad altri, e così via).
  4. Consigliare le ditte specializzate nel territorio d’interesse (le imprese edili devono poter mostrare dei certificati che attestino la loro frequenza a corsi specifici di formazione e aggiornamento).
  5. Consigliare le marche migliori dei materiali (bisogna diffidare dai rivenditori che propongono prodotti eccessivamente economiche, altrimenti si rischia di utilizzare materiali scadenti che potrebbero causare danni a tutto l’impianto e comprometterne il corretto funzionamento).

In definitiva possiamo dire che, per quanto un lavoro del genere preveda una spesa consistente, è opportuno considerare l’utilità del cappotto termico e i conseguenti vantaggi di medio/lungo periodo: risparmio sul riscaldamento e raffreddamento, notevole diminuzione dell’impatto ambientale, aumento del comfort abitativo.

Hai la muffa in casa? I prodotti e le soluzioni per eliminarla definitivamente

La muffa in casa è sicuramente una delle cose più fastidiose che possano capitare, perché danneggia tutto ciò con cui entra in contatto ed è particolarmente antipatica da rimuovere.

Come un frutto avariato contagia i frutti vicini, la muffa dal muro si espande al mobile che è a contatto con esso e a tutto ciò che si trova al suo interno.

Capita spesso di trovare la muffa in case utilizzate di rado (come quelle al mare) perché, non essendo vissute durante tutto l’anno, vengono spesso trascurate per quel che concerne le attività di manutenzione più basilari: come la semplice aerazione quotidiana o la tinteggiatura delle pareti.

In realtà le muffe sono specie di funghi che proliferano grazie alle spore e tendono a svilupparsi soprattutto in presenza di umidità e ristagni d’acqua, in assenza di luce, o nel caso in cui non si ci sia un adeguato ricambio di aria.

Rimuovere la muffa è importantissimo, più di quanto si possa pensare, perché a subire i danni della sua diffusione non sono soltanto la parete o il mobile vicini, ma anche le persone, gli animali domestici e chiunque viva nell’ambiente contaminato.

Chi entra a contatto con i batteri che si formano grazie alla muffa può subire danni alla propria salute, come malattie respiratorie, allergie ed altri generi di patologie più o meno gravi.

Trovare il giusto rimedio contro la muffa non è una cosa semplice, perché bisogna comprendere innanzitutto la causa della sua diffusione. Talvolta è necessario rivolgersi ad una figura competente, una persona esperta in materia che possa studiare a fondo il problema e proporre le soluzioni più adeguate.

Quando la situazione è molto grave occorre effettuare degli interventi strutturali sull’abitazione: si pensi ad esempio alle contropareti in cartongesso o, nei casi limite, alla necessità di scavare il perimetro e ripensare il sistema di drenaggio, per tenere lontana l’acqua dalle mura della casa.

I migliori rimedi contro la muffa

I rimedi più diffusi per eliminare la muffa, fatta eccezione per i casi gravi di cui parlavamo poc’anzi, sono molto semplici da applicare. Vediamo quali sono i migliori.

  1. La candeggina è perfetta per queste operazioni! Essendo uno sporicida, fungicida e virucida, ha la capacità di disinfettare a fondo una superficie. Ponendo la candeggina in uno spruzzino, la si può nebulizzare direttamente sulla parte interessata, senza sfregare con una spugna, altrimenti la muffa si sposta da una parte all’altra.
    Non appena il nero sparisce (a volte è necessario spruzzare una seconda volta se la muffa persiste), basta aspettare che tutto asciughi completamente ed il gioco è fatto.
    Per utilizzare la candeggina (o altri agenti chimici) bisogna sempre:
    – munirsi di guanti;
    – evitare il contatto con gli occhi;
    – assicurarsi che possa essere adoperata su determinate superfici, senza il rischio di rovinarle (sui muri viene largamente impiegata senza problemi).
  2. Quando ad essere intaccati dalla muffa sono i mobili, è consigliabile utilizzare: limone, aceto, acqua ossigenata, sale, scaglie di sapone di Marsiglia, alcool, bicarbonato di sodio o prodotti appositi che si trovano in commercio (anche le erboristerie sono fornite di antibatterici ed antimicotici molto efficaci contro la muffa).
    Con un panno in microfibra, immerso in una bacinella di acqua miscelata ad uno di questi prodotti, si può igienizzare il mobile dall’interno all’esterno.
    Tutto ciò che si trova sopra o dentro al mobile va lavato o pulito prima di essere nuovamente riposto.
  3. Esistono anche degli additivi da aggiungere alla pittura traspirante, reperibili in ferramenta, utili per tinteggiare dopo una corretta igienizzazione.
  4. I deumidificatori per ambienti sono ottimi per ridurre il livello di umidità.

In definitiva, se ci sono delle piccole macchie di muffa in aree circoscritte, si può intervenire con rimedi fai da te, semplici da applicare; evitando comunque di mescolare sostanze chimiche tra loro, per non correre il rischio di inalare composti tossici.

Qualora questi rimedi non dovessero essere sufficienti, la soluzione migliore consiste nell’affidarsi a persone competenti che possano indicarti le strategie corrette per rimuovere il problema alla radice.

È consigliabile, in ogni caso, cercare di prevenire la formazione della muffa. Per questo bastano alcun semplici accortezze:

  • aerare costantemente gli ambienti;
  • utilizzare una cappa di aerazione in cucina e una ventola in bagno per i vapori che si creano quando ci si fa la doccia;
  • non “coprire” le mura con armadi molto grandi e lasciare un po’ di spazio tra il muro e i mobili, così da far passare l’aria;
  • non utilizzare vernici sintetiche o viniliche per tinteggiare le pareti, ma soltanto pitture a calce o traspiranti.

Scegliere la migliore pavimentazione esterna

Partiamo da un dato di fatto: non esiste una pavimentazione esterna migliore o peggiore di un’altra in senso assoluto.
Bisogna però valutare e ponderare la scelta secondo le esigenze, il gusto e l’utilizzo che se ne vuole fare.

Immagina una casa che abbia almeno uno dei seguenti elementi: balconi, giardino, porticato, tettoia, parcheggio auto esterno, vialetti e diverse aree calpestabili che collegano il cancello al portone, o che uniscono una parte dell’abitazione con l’altra.
Prova a pensare che tutto ciò sia privo di qualsiasi copertura pavimentale!
Cosa succederebbe? Semplicissimo.
Non ci sarebbe nulla ad agevolare il passaggio e la sporcizia si insinuerebbe ovunque!

Questi sono solo due dei tanti motivi per cui è importante scegliere la pavimentazione esterna più adatta alle tue necessità!
Essa è dunque indispensabile per la sicurezza di chi passeggia in giardino, si affaccia ad un balcone, trascorre un pò di tempo sotto un porticato a godere magari di una bella giornata di sole; ed è altrettanto necessaria a preservare l’igiene della casa.
Infatti quando si calpesta il suolo esterno, costantemente esposto agli agenti atmosferici, si cerca di non raccogliere lo sporco sotto alle suole delle scarpe, per evitare di portarlo dentro casa; anche se, purtroppo, non sempre la massima accortezza è sufficiente a risolvere il problema.

Quali materiali si utilizzano per il pavimento esterno?

Andiamo a vedere alcuni materiali utilizzati di frequente per la pavimentazione esterna, per darti più o meno un’idea delle alternative che potrai valutare.

  • Il legno, spesso utilizzato in listoni, è molto sfruttato per l’esterno, sia per lo stile classico che moderno, ma richiede una grande manutenzione.
  • Il gres porcellanato, molto resistente ai graffi e agli agenti esterni.
  • Il cotto e le pietre naturali sono perfette per gli ambienti rustici e sono più porosi.
  • Il calcestruzzo rinforzato è  invece ideale per i percorsi carrabili.

Vi è anche un grande utilizzo di materiali sintetici, di plastica, vetro e talvolta di tessuti che, si sa, sono troppo soggetti ad usura.
Queste menzionate sono solo le più importanti caratteristiche da tenere in considerazione in fase di scelta. Ovviamente per prendere la decisione giusta è fondamentale porsi anche una domanda più complessiva.

Cosa bisogna considerare per fare una corretta valutazione?

Prima di posare una pavimentazione esterna devi considerare diversi fattori cruciali:

  • la destinazione d’uso, ovvero l’area su cui il pavimento verrà posto (giardino, balcone, bordo piscina, zona adibita a parcheggio ecc.), e l’utilizzo che ne farai.
    Per esempio, nella zona circostante una piscina bisogna ricordare che il pavimento è spesso a contatto con l’acqua, quindi devi optare per un materiale impermeabile ed antiscivolo; oppure in un’area destinata al passaggio e posteggio delle auto è necessario che consideri, prima di tutto, la solidità del pavimento nel sostenere il carico;
  • le condizioni atmosferiche del luogo in cui poserai il pavimento esterno (se piove di frequente, se c’è un clima secco, se vi sono continui sbalzi termici e così via);
  • la repellenza allo sporco, per evitare di dover pulire continuamente e di trasferire la sporcizia dall’esterno all’interno dell’abitazione;
    la robustezza e l’idoneità del materiale, visti i molteplici usi ai quali è destinato e vista l’esposizione perenne a qualsiasi agente esterno;
  • le tue possibilità economiche e la giusta proporzione tra qualità e prezzo;
  • la bravura e l’affidabilità di un esperto nella posa del pavimento esterno;
  • in ultimo, e non meno importante, il fattore estetico.
    Il pavimento esterno che sceglierai per la tua abitazione, infatti, deve rispecchiare il tuo gusto personale e non discostarsi dallo stile della casa.

In conclusione, tirando le somme, possiamo dire che la scelta finale della pavimentazione esterna dipende principalmente da queste 3 variabili:

  1. lo scopo a cui è destinata,
  2. il gusto personale e della casa,
  3. le esigenze e le possibilità economiche.

Come e quando ristrutturare il tetto

La ristrutturazione del tetto di casa è uno di quei lavori troppo spesso sottovalutati e rimandati nel tempo perché non ritenuti prioritari. Probabilmente ciò avviene perché, a differenza delle stanze vissute quotidianamente, non si percepisce appieno l’importanza di avere una copertura solida e affidabile per la propria abitazione.

Eppure i problemi che possono derivare dalla cattiva manutenzione di un tetto vecchio e logoro, messo a dura prova dal passare degli anni e dall’azione incessante degli agenti atmosferici sono molteplici e spesso piuttosto gravi. Parliamo ad esempio di infiltrazioni, caduta di tegole, grondaie pericolanti, dispersioni termiche o addirittura problemi alla struttura complessiva dell’immobile.

Inoltre, la complessità realizzativa di un tetto, dovrebbe essere sufficiente per capire che in caso di ristrutturazione non conviene avventurarsi nel fai da te; la scelta migliore è senza dubbio quella di affidarsi a persone competenti ed esperte.

La prima cosa da fare quando si decide di avviare questo lavoro di ristrutturazione è verificare lo stato di fatto della costruzione esistente e porsi le seguenti domande:

  • È necessario smantellare completamente il vecchio tetto?
  • Al suo interno è presente amianto?
  • Si può procedere mettendo in conto un intervento economico, un semplice rattoppo, o bisogna rifare tutto?
  • Che budget ho a disposizione?
  • Che risultati voglio ottenere (isolamento acustico, termico, eliminazione di eventuali infiltrazioni ecc.)?

Il consiglio principale è quello di non cercare il risparmio a tutti i costi, perché un tetto, se fatto bene, dura praticamente in eterno e garantisce all’abitazione una serie di benefici fondamentali.

Nella fase di demolizione, oltre alla rimozione di tegole (o coppi), eventuali materiali di isolamento (se presenti) e travi, è opportuno prestare particolare attenzione alla presenza di amianto. Purtroppo nelle abitazioni realizzate prima degli anni 70 questo materiale era largamente diffuso nonostante la sua pericolosità; di conseguenza, tanto la rimozione quanto lo smaltimento, devono essere obbligatoriamente portati a termine da imprese specializzate.

Quando si procede fattivamente alla nuova costruzione, invece, bisogna decidere come muoversi in base al denaro che si prevede di investire.
In particolare una ristrutturazione fatta bene non può prescindere dalle seguenti fasi, elencate in ordine di importanza:

  1. Strato impermeabilizzante, per evitare le infiltrazioni d’acqua.
  2. Strato isolante, utile a coibentare il tetto.
  3. Strato ventilato. Si tratta di una sorta di camera d’aria dalle molteplici funzioni, serve infatti a migliorare l’isolamento termico e acustico, ad agevolare lo scioglimento di neve e ghiaccio ed evitare la formazione di umidità.

Sul costo finale incide molto anche la tipologia di materiale scelto. Compatibilmente con le necessità individuate dai progettisti per i livelli di prestazione attesi, infatti, il tetto può essere fatto in legno, rame, acciaio, alluminio, latero-cemento, tegole, coppi o pannelli prefabbricati, già completi e isolanti.  

Infine è giusto sottolineare che, anche in presenza di budget ridotti, per chi decide di ristrutturare il tetto nel 2017, sono previste importanti agevolazioni fiscali, denominate Ecobonus (ecco la normativa di riferimento), che permettono di detrarre fino al 65% dell’importo speso.

Proprio per questo motivo eseguire interventi di ristrutturazione ed efficientamento energetico è molto conveniente nel 2017.

I vantaggi del riscaldamento a pavimento

Il riscaldamento a pavimento – anche detto riscaldamento a terra è un impianto di riscaldamento basato sull’installazione di serpentine disposte al di sotto del pavimento, che permettono una diffusione del calore uniforme e costante, garantendo al tempo stesso un miglior comfort abitativo ed un notevole aumento del risparmio energetico.

Riscaldamento a pavimento: come non sbagliare

Sebbene l’impianto di riscaldamento a pavimento sia un’invenzione relativamente recente, non sempre questa tipologia di lavori ha comportato reali benefici in termini di risparmio, vediamo perché e come invece, trarne il massimo vantaggio:

  • Parquet e pavimenti riscaldati necessitano di essere posti in opera con professionalità e competenze specifiche, dunque in questo caso bisogna desistere dalla volontà di risparmiare denaro e affidarsi al fai da te, in quanto potrebbe riservarci poi brutte sorprese per la quantità e la qualità degli interventi di riparazione
  • Un lavoro fatto bene difficilmente presenterà problemi, tuttavia è sempre buona norma conservare qualche fotografia o una pianta del progetto delle tubature per ridurre al minimo l’intervento in caso di guasti inattesi

Dunque, se da una parte rivolgersi ad una ditta specializzata può essere fondamentale per garantire il corretto funzionamento del tuo impianto di riscaldamento a pavimento, da un’altra si figura come una scelta di buonsenso per assicurare un ciclo di vita dell’impianto di gran lunga superiore ed efficiente.

I vantaggi del riscaldamento a terra

Vediamo uno ad uno tutti i vantaggi del riscaldamento a pavimento:

  • Uno dei più grandi vantaggi del riscaldamento a pavimento è che non avremo più una dispersione di calore dovuta ad una emissione direzionale del flusso, ovvero che da una specifica posizione si diffonde a spirale tendendo a disperdersi (ad esempio un condizionatore d’aria), sprecando così risorse in bollette salate e non riscaldando adeguatamente gli ambienti casalinghi; il contrario di quello che avviene, invece, quando l’irraggiamento del calore si esercita dal pavimento.riscaldamento-a-pavimento-vs-tradizionale
  • Come si evince da questa raffigurazione, avremo una condizione climatica interna diametralmente opposta dovuta proprio all’irraggiamento del calore dal basso verso l’altro. In questo modo le zone di maggiore calore saranno concentrate nei primi 230 cm a partire dal pavimento e con una temperatura costante, con una progressiva diminuzione della stessa tra piedi e testa, grazie al pavimento riscaldato.
  • Riscaldare la casa dal pavimento significa anche ridurre al minimo la possibilità di ponti termici e pareti fredde, questo perché il calore si espande in modo del tutto uniforme e risulta ben distribuito. La temperatura costante della superficie pavimentata, inoltre, eliminerà problemi legati alla presenza di muffa e umidità, giovando anche alla salute.
  • Notevoli saranno anche i vantaggi derivanti dall’eliminazione dell’ingombro dei dispositivi di riscaldamento. L’utilizzo del riscaldamento a pavimento, infatti, permette di recuperare molto spazio nell’arredamento e risulta particolarmente indicato anche in caso di spazi più stretti ed angusti come sottotetti abitabili e piccole mansarde con soffitto inclinato.
  • Il riscaldamento a pavimento produce un risparmio energetico che a sua volta si traduce in un risparmio economico in bolletta. Questo perché la caldaia lavora ad una temperatura non superiore ai 38°/40°, contro i 70° ed oltre degli impianti di riscaldamento convenzionali.
  • Grazie alla possibilità di collegare l’impianto di riscaldamento a pavimento a fonti di energia rinnovabili è possibile anche richiedere incentivi statali per la realizzazione dei lavori di ristrutturazione edilizia.
  • Con lo stesso tipo di impianto avremo la possibilità di avere caldo d’inverno e fresco d’estate, non necessitando di altro, ma godendo appieno degli spazi liberi da stufe, termosifoni o condizionatori d’aria.
  • Se correttamente installato, un sistema di riscaldamento a terra ha un ciclo di vita di circa 50 anni.
  • Infine, non va sottovalutato il fatto che questo tipo di impianto può essere montato sotto ogni tipo di pavimento (dal parquet al marmo, passando per il cotto e il gres porcellanato). In alcuni casi si può perfino decidere di non smantellare casa, installandolo sul pavimento esistente. Ci sentiamo comunque di sconsigliare questa scelta a chiunque voglia realizzare un lavoro qualitativamente impeccabile.

In conclusione possiamo affermare che bisogna sì tenere presente che i costi da sostenere inizialmente per un buon impianto di riscaldamento a pavimento sono piuttosto onerosi, ma che saranno ammortizzati nei successivi anni di utilizzo grazie ad un risparmio annuo del 40% circa sulle spese delle utenze.

Riqualificazione energetica, una scelta intelligente e conveniente

La riqualificazione energetica di un edificio fa parte del gruppo più ampio dei lavori di ristrutturazione edilizia che, come ti abbiamo già spiegato in un altro articolo, risultano essere particolarmente convenienti se portati a termine entro il 2018.

In particolare la riqualificazione energetica consiste nella realizzazione di interventi su un edificio già esistente al quale assegnare una classe energetica (nel caso in cui non ne abbia già una) o di migliorarne quella esistente.

Nell’ultimo decennio si è sviluppata una forte sensibilità verso nuove tecniche costruttive di efficientamento degli edifici (green building).

Per questo motivo in molti paesi, tra cui l’Italia, sono state emanate leggi volte ad incentivare interventi di riqualificazione energetica.

Prima di iniziare un lavoro di ristrutturazione è consigliabile acquisire tutte le informazioni necessarie per essere certi che i lavori vengano eseguiti correttamente e che portino reali benefici.

Teknosystem mette a tua disposizione un team di tecnici qualificati che ti seguirà in ogni fase, dalla diagnosi energetica (con cui si stabilisce la classe di partenza) alla consegna chiavi in mano.

I lavori di ristrutturazione che rientrano nella riqualificazione energetica possono riguardare l’isolamento termico (del tetto, dei muri perimetrali, degli infissi e così via), la produzione di energia (con pannelli fotovoltaici e impianti solari termici) e l’ottimizzazione dell’impianto di riscaldamento.

In questo link puoi trovare la guida ufficiale dell’Agenzia delle Entrate.

I vantaggi della riqualificazione energetica:

  • Migliorare il comfort degli ambienti domestici e la qualità della vita. La casa, infatti, sarà più fresca d’estate e calda d’inverno.
  • Ridurre la quantità di energia consumata.
  • Diminuire, di conseguenza, la quantità di emissioni inquinanti.
  • Sfruttare fonti di energia rinnovabili a discapito di quelle fossili.
  • Salvaguardare l’edificio e proteggerlo dalla formazione di umidità, muffe o condensa.
  • Incrementare il valore dell’immobile.

Inoltre la riqualificazione energetica comporta vantaggi anche dal punto di vista economico:

  1. riduzione dei costi di riscaldamento e refrigerazione;
  2. tutti i lavori eseguiti per realizzare una riqualificazione energetica possono beneficiare di detrazioni fiscali pari al 65% dell’importo speso. Ad esempio su una spesa totale di € 100.000 euro è previsto un rimborso di € 65.000 nei successivi 10 anni.

Quali documenti servono per i lavori di ristrutturazione

Prima di procedere con la ristrutturazione di un immobile, è importante sapere bene quali sono i documenti e gli adempimenti necessari per effettuare i lavori, soprattutto al fine di poter usufruire delle agevolazioni fiscali previste dall’ultima legge di bilancio.

Quest’ultima, infatti, ha prorogato fino al 31 dicembre 2017 la possibilità di beneficiare delle detrazioni IRPEF pari al 50% della spesa, con il limite massimo di 96.000 euro per unità immobiliare.

Dal 1° gennaio 2018 invece le detrazioni scenderanno al 36%.

Se stai per ristrutturare la tua casa, dunque, e sei interessato a tali detrazioni, devi munirti di tutti i documenti necessari, da conservare con tanta premura fino al momento della dichiarazione dei redditi o, qualora sia necessario, della consegna presso gli uffici dell’Agenzia delle Entrate.

Per fortuna rispetto al passato molte procedure sono state snellite, altre invece non sono nemmeno più contemplate. Ciò implica un impegno leggermente minore da parte dell’interessato prima di tutto nel procurarsi le informazioni (che devono essere sempre aggiornate, dato che in materia fiscale i cambiamenti sono all’ordine del giorno) e, di conseguenza, nella redazione della documentazione necessaria.

Vediamo allora nello specifico cosa bisogna fare, basandoci sulle prescrizioni previste dalla legge:

  • “È sufficiente indicare nella dichiarazione dei redditi i dati catastali identificativi dell’immobile e, se i lavori sono effettuati dal detentore, gli estremi di registrazione dell’atto che ne costituisce titolo e gli altri dati richiesti per il controllo della detrazione.”
  • Quando si devono effettuare piccoli interventi di ristrutturazione non è obbligatorio fare delle segnalazioni, mentre per altri tipi di attività è sufficiente comunicare l’avvio dei lavori, in altri ancora bisogna presentare la SCIA (segnalazione certificata di inizio attività), la DIA (denuncia di inizio attività di edilizia) o presentare una richiesta per avere accordato il permesso di costruire.
  • Domanda di accatastamento (qualora l’immobile non fosse ancora censito).
  • Ricevute di pagamento dell’imposta comunale (Ici-Imu), se dovuta  
  • delibera assembleare di approvazione dell’esecuzione dei lavori (per gli interventi su parti comuni di edifici residenziali) e tabella millesimale di ripartizione delle spese.  
  • Dichiarazione di consenso del possessore dell’immobile all’esecuzione dei lavori, per gli interventi effettuati dal detentore dell’immobile, se diverso dai familiari conviventi.  
  • Abilitazioni amministrative richieste dalla vigente legislazione edilizia in relazione alla tipologia di lavori da realizzare (concessioni, autorizzazioni, eccetera) o, se la normativa non prevede alcun titolo abilitativo, dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà in cui indicare la data di inizio dei lavori e attestare che gli interventi realizzati rientrano tra quelli agevolabili.
  • Qualora nel comune in cui si devono effettuare i lavori ci fosse l’obbligo, bisogna fare una comunicazione all’ASL, nella quale occorre precisare: data dell’inzio dei lavori, natura dell’intervento da effettuare, dati del committente e dati dell’impresa esecutrice dei lavori.
  • Fatture e ricevute fiscali che certifichino le spese sostenute.
  • È necessario che tutti i pagamenti siano effettuati tramite bonifico (anche detto bonifico parlante), così da conservare le ricevute in cui sono specificati sia i dati del pagante e del ricevente, che la causale. I dati e il codice fiscale di ogni persona che vuole beneficiare delle detrazioni devono comparire sulla ricevuta del bonifico.

Con riferimento alle ristrutturazioni condominiali, il contribuente può utilizzare una certificazione rilasciata dall’amministratore del condominio, nella quale lo stesso dichiara di aver sostenuto tutte le spese e di aver adempiuto agli obblighi previsti, specificando la somma. In questo modo il beneficiario potrà in seguito fruire delle detrazioni fiscali.

Preparare tutta la documentazione richiede tempo, pazienza e informazioni attendibili.

Per questo TeknoSystem ha pensato di agevolare il lavoro ai suoi clienti, fornendo loro tutte le notizie indispensabili per richiedere le detrazioni fiscali e, sostituendosi ad essi nella preparazione della documentazione necessaria.

 

Differenze tra manutenzione ordinaria e straordinaria

Conoscere la differenza tra manutenzione ordinaria e straordinaria è molto importante, soprattutto se si è interessati agli incentivi fiscali, ai bonus previsti per le ristrutturazioni e alle concessioni edilizie.

Tante volte, però, il confine tra un tipo e l’altro di manutenzione è talmente sottile che risulta difficile capire quale sia realmente la differenza tra le due.

Seguendo il Testo Unico in materia edilizia possiamo sicuramente chiarirci le idee.

Secondo l’articolo 3 del D.P.R. 380/2001:  

  1. gli “interventi di manutenzione ordinaria” sono <<gli interventi edilizi che riguardano le opere di riparazione, rinnovamento e sostituzione delle finiture degli edifici e quelle necessarie ad integrare o mantenere in efficienza gli impianti tecnologici esistenti>>.
  2. gli “interventi di manutenzione straordinaria”, invece, sono <<le opere e le modifiche necessarie per rinnovare e sostituire parti anche strutturali degli edifici, nonché per realizzare ed integrare i servizi igienico-sanitari e tecnologici, sempre che non alterino i volumi e le superfici delle singole unità immobiliari e non comportino modifiche delle destinazioni di uso>>.

 

Per essere più chiari, è giusto fare qualche esempio.

Rientrano nella manutenzione ordinaria questi ed altri lavori:

  • rifacimento dei bagni, con aggiunta di un eventuale lavello e la sostituzione delle piastrelle;
  • rifacimento della tinteggiatura, degli intonaci, verniciatura di ringhiere e delle porte dei garage;
  • riparazioni dell’impianto idrico ed elettrico, compresa l’aggiunta di nuovi punti luce o prese della corrente;
  • manutenzione ordinaria (lo suggerisce già la parola) delle caldaie e degli impianti di riscaldamento;
  • manutenzione degli impianti tecnologici già esistenti nel fabbricato;
  • riparazione e sostituzione di comignoli, grondaie, canali di scolo e ringhiere, anche se si scelgono materiali diversi da quelli in uso;
  • installazione di zanzariere, doppi vetri alle finestre, tende da sole, grate e inferriate;
  • sostituzione degli infissi e dei serramenti, purché non si cambi la misura delle aperture già presenti e del colore precedentemente utilizzato;
  • tinteggiatura di pareti e soffitti interni ed esterni;
  • sistemazione dei cortili e del verde privato.

 

Alcuni esempi di manutenzione straordinaria, invece, sono:

  • interventi finalizzati all’efficientamento e risparmio energetico, quali la coibentazione, il cappotto esterno e l’installazione dei pannelli fotovoltaici;
  • demolizione e costruzione di pareti divisorie, sostituzione dei solai con altri di materiali differenti;
  • piccole modifiche di strutture portanti dell’edificio, come la ricostruzione di scale e rampe o la realizzazione di opere complementari e pertinenziali (come scale di sicurezza ed ascensori interni ed esterni), senza modificare la volumetria del fabbricato e le destinazioni d’uso;
  • frazionamento o accorpamento di unità immobiliari, senza modificare l’assetto distributivo della casa;
  • sostituzione di infissi e serramenti, di forma e materiali diversi dai precedenti;
  • realizzazione di nuove finestre o balconi, quindi nuove aperture verso l’esterno che non erano presenti in precedenza;
  • creazione di nuovi cortili, recinzioni, mura di cinta e cancellate;
  • rinnovamento e nuova realizzazione degli intonaci esterni;
  • sostituzione di pali telefonici in decadenza.

 

In sostanza, fanno parte della manutenzione ordinaria tutti quei lavori che non vanno a modificare la struttura dell’edificio; mentre nella manutenzione straordinaria rientrano tutti quegli interventi di rinnovamento, che includono le modifiche sostanziali della struttura.

La cosa più importante di cui tener conto, comunque, è che puoi ottenere benefici ed approfittare di alcune agevolazioni sia nell’uno che nell’altro caso. Ad esempio tanto la sostituzione degli infissi (manutenzione ordinaria) che la realizzazione di una coibentazione (manutenzione straordinaria) rientrano tra i lavori di efficientamento energetico e permettono di usufruire di importanti detrazioni fiscali.

Quanto è importante scegliere gli infissi giusti

La scelta degli infissi è un passo molto importante da compiere, sia se hai deciso di ristrutturare la tua casa, sia se stai progettando di costruirne una nuova.

Gli infissi, se scelti bene e correttamente posizionati, sono in grado di garantire luce, comodità, adattamento agli spazi; sono la soluzione ottimale per l’isolamento termico e acustico; possono inoltre rispecchiare stili diversi e, pertanto, costituire un vero e proprio elemento d’arredo, sia interno che esterno.

Oggigiorno i produttori e rivenditori di infissi sono tenuti a rilasciare delle certificazioni nelle quali è garantito il rispetto dei limiti di trasmittanza termica (secondo i parametri europei), nelle quali sono specificate le caratteristiche di ogni singolo infisso.

Infatti ciascun prodotto è accompagnato da una scheda tecnica che, oltre a esplicitarne le caratteristiche, ne garantisce la conformità rispetto alla normativa europea vigente dal febbraio 2010.

Rispetto al passato, in cui era normale avere finestre che facessero spifferi ovunque, le caratteristiche degli infissi moderni sono migliorate tantissimo, soprattutto da quando si è compreso quanto sia importante isolare l’ambiente domestico dall’esterno per raggiungere un considerevole risparmio energetico e, allo stesso tempo, avere maggiore funzionalità, sia dal punto di vista della praticità che della luminosità interna.

Dunque, sostituire gli infissi di un fabbricato (casa o luogo pubblico che sia) equivale ad effettuare una riqualificazione energetica e, pertanto, la legge prevede detrazioni fiscali che raggiungono il 65% della spesa sostenuta.

All’acquirente, comunque, conviene essere ben informato sui tipi di materiale in commercio e sulle diverse soluzioni tra cui scegliere, sia per il fatto che alcuni infissi sono migliori di altri dal punto di vista qualitativo e dell’isolamento termico, sia tenendo in considerazione le proprie esigenze (estetiche, di spazio, di funzionalità ecc.).

In base alle necessità dell’acquirente si possono valutare differenti tipi di serramenti:

  • con aperture scorrevoli, battenti, a ribalta;
  • vetrate fisse o semiapribili;
  • balconi o finestre;
  • una, due, tre o più ante;
  • con vetri assorbenti, riflettenti, basso – emissivi, doppio vetro ecc.;
  • persiane (con lamelle orientabili o fisse);
  • tapparelle avvolgibili (con motorino elettrico o manuali);
  • zanzariere (scorrevoli, avvolgibili, plissettate, magnetiche);
  • finestre e portoni blindati o non blindati, a seconda di dove devono essere collocati;
  • grate di sicurezza fisse o apribili.

Come puoi notare il mondo degli infissi offre mille soluzioni e orientarsi senza una corretta informazione non è affatto semplice. Il punto di partenza è senza dubbio la scelta dei materiali.

Quelli maggiormente utilizzati sono: legno, alluminio e pvc.

Alcuni infissi sono realizzati anche con la combinazione di tali materiali e spesso risultano più efficaci e funzionali rispetto agli altri, perché accorpano il meglio delle singole caratteristiche e le assemblano in un prodotto efficiente in ogni contesto climatico. Analizziamoli nello specifico.

  1. Il legno è più costoso rispetto agli altri due ed è un ottimo isolante. Nonostante subisca diversi trattamenti, il legno si usura soprattutto a contatto con gli agenti esterni e, pertanto, deve essere soggetto a manutenzione periodica.
    Esistono però infissi costruiti in legno e alluminio o in legno e pvc, in cui il lato interno è fatto di legno e quello esterno in alluminio o in pvc. In questo modo si riesce a ridurre il livello di usura.
  2. L’alluminio, al contrario, è un buon conduttore termico.
    Rispetto al legno costa meno ed è più leggero e resistente. L’infisso in alluminio non richiede manutenzione ed è anche molto pratico da pulire.
    In zone troppo calde non è indicato questo serramento poiché il calore potrebbe dilatare il metallo. Lo stesso vale per i luoghi eccessivamente freddi, perché nel telaio si potrebbe creare facilmente un po’ di condensa.
  3. L’infisso in PVC è quello meno costoso ma, ciononostante, è prestante e resistente e non ha bisogno di manutenzione. È facile da pulire e si può avere in diverse colorazioni. L’infisso in PVC è comunque piuttosto isolante sia in casi di temperature troppo fredde che troppo calde, ed è il meno incline alla condensa. Rappresenta insomma un eccellente compromesso tra qualità e prezzo.

In definitiva possiamo dire che il mercato è sicuramente ricco di alternative ed opportunità, molto dipende dal budget disponibile e dalle preferenza di chi acquista.

Perché conviene ristrutturare la casa

Ristrutturare la casa a volte è necessario, soprattutto se si tratta di un fabbricato abbastanza datato che dispone di impianti, idraulici ed elettrici, che oggi potrebbero non essere più considerati a norma di legge.

Sono in tanti ad acquistare case da ristrutturare o ad avere la necessità di rimettere a nuovo l’abitazione in cui già vivono da tempo, ma non sempre si ha (o non si crede di avere) la possibilità economica di farlo.

Allora, a prescindere dalla necessità per cui si decide di ristrutturare un immobile, è opportuno conoscere bene in che modo si può usufruire di eventuali agevolazioni economiche e quali sono gli sgravi fiscali disponibili.

La legge di bilancio n. 232 del dicembre 2016 è stata prorogata fino al dicembre 2017 e, con essa, anche il Bonus Mobili ed altre detrazioni d’imposta che elencheremo più avanti.

Abbiamo cercato di riassumere qui di seguito tutte le detrazioni previste per l’anno 2017, in modo da fornire un quadro completo ed esaustivo delle reali agevolazioni di cui, chi decide di ristrutturare, può beneficiare secondo la legge:

 

  1. Detrazione Irpef del 50% per le ristrutturazioni edilizie, fino ad una soglia massima pari a 96mila euro, previste per interventi conservativi di risanamento, di restauro o per un tipo di manutenzione straordinaria. Questa detrazione è destinata anche ai lavori di ricostruzione di un immobile compromesso o distrutto interamente per cause e calamità naturali (per esempio un evento sismico).

    In tale agevolazione, infatti, rientra anche la detrazione d’imposta del 50% prevista per le spese sostenute per l’adozione di misure antisismiche su edifici ricadenti nelle zone sismiche ad alta pericolosità [zone 1, 2 e 3] (solo quest’ultima detrazione, prevista per le zone a rischio, resterà valida fino al 31 dicembre 2021).
  2. Detrazione del 50% per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici di classe non inferiore alla A+ (basta anche la classe A per i forni), per le apparecchiature munite di etichetta energetica, finalizzati all’arredo dell’immobile oggetto di ristrutturazione; il tutto fino ad una spesa massima di diecimila euro, rimborsabili in 10 rate annue di pari importo.
    Per usufruire di tale agevolazione bisogna effettuare, o aver effettuato, la ristrutturazione edilizia e l’acquisto del mobilio e di determinati complementi d’arredo, come lampade e faretti, nel periodo che va dal 1 gennaio 2016 al 31 dicembre 2017.
    Questa agevolazione è prevista anche per i sanitari se si sta riqualificando l’impianto idraulico della casa e si sta, di conseguenza, compiendo una manutenzione straordinaria del bagno.
  3. Detrazioni Irpef o Ires del 65% sugli interventi di efficientamento energetico, tra cui coibentazioni, pavimenti, infissi e tutto ciò che concerne l’aumento dell’efficienza energetica di un edificio.
  4. Aliquota IVA agevolata del 10% per le prestazioni di servizi relative agli interventi di recupero edilizio, di manutenzione ordinaria e straordinaria, realizzati sugli immobili a prevalente destinazione abitativa privata.


Per ottenere le detrazioni fiscali
è indispensabile effettuare i pagamenti di ristrutturazione tramite bonifico parlante, ovvero un bonifico particolare nel quale sono previste alcune diciture apposite, tra cui la causale, nella quale si deve precisare l’articolo e il decreto a cui si fa riferimento per avere gli sconti.

La possibilità di avere tutte queste agevolazioni è molto allettante, vero? Eppure c’è un piccolo inconveniente che ci spinge a consigliarti di stringere i tempi: a partire dal prossimo anno le detrazioni per ristrutturazioni edilizie passeranno dal 50 al 36%.

Dunque se stai pensando di ristrutturare, non perdere altro tempo e comincia tutto prima del 31 dicembre 2017!