I vantaggi del riscaldamento a pavimento

I vantaggi del riscaldamento a pavimento

Il riscaldamento a pavimento – anche detto riscaldamento a terra è un impianto di riscaldamento basato sull’installazione di serpentine disposte al di sotto del pavimento, che permettono una diffusione del calore uniforme e costante, garantendo al tempo stesso un miglior comfort abitativo ed un notevole aumento del risparmio energetico.

Riscaldamento a pavimento: come non sbagliare

Sebbene l’impianto di riscaldamento a pavimento sia un’invenzione relativamente recente, non sempre questa tipologia di lavori ha comportato reali benefici in termini di risparmio, vediamo perché e come invece, trarne il massimo vantaggio:

  • Parquet e pavimenti riscaldati necessitano di essere posti in opera con professionalità e competenze specifiche, dunque in questo caso bisogna desistere dalla volontà di risparmiare denaro e affidarsi al fai da te, in quanto potrebbe riservarci poi brutte sorprese per la quantità e la qualità degli interventi di riparazione
  • Un lavoro fatto bene difficilmente presenterà problemi, tuttavia è sempre buona norma conservare qualche fotografia o una pianta del progetto delle tubature per ridurre al minimo l’intervento in caso di guasti inattesi

Dunque, se da una parte rivolgersi ad una ditta specializzata può essere fondamentale per garantire il corretto funzionamento del tuo impianto di riscaldamento a pavimento, da un’altra si figura come una scelta di buonsenso per assicurare un ciclo di vita dell’impianto di gran lunga superiore ed efficiente.

I vantaggi del riscaldamento a terra

Vediamo uno ad uno tutti i vantaggi del riscaldamento a pavimento:

  • Uno dei più grandi vantaggi del riscaldamento a pavimento è che non avremo più una dispersione di calore dovuta ad una emissione direzionale del flusso, ovvero che da una specifica posizione si diffonde a spirale tendendo a disperdersi (ad esempio un condizionatore d’aria), sprecando così risorse in bollette salate e non riscaldando adeguatamente gli ambienti casalinghi; il contrario di quello che avviene, invece, quando l’irraggiamento del calore si esercita dal pavimento.riscaldamento-a-pavimento-vs-tradizionale
  • Come si evince da questa raffigurazione, avremo una condizione climatica interna diametralmente opposta dovuta proprio all’irraggiamento del calore dal basso verso l’altro. In questo modo le zone di maggiore calore saranno concentrate nei primi 230 cm a partire dal pavimento e con una temperatura costante, con una progressiva diminuzione della stessa tra piedi e testa, grazie al pavimento riscaldato.
  • Riscaldare la casa dal pavimento significa anche ridurre al minimo la possibilità di ponti termici e pareti fredde, questo perché il calore si espande in modo del tutto uniforme e risulta ben distribuito. La temperatura costante della superficie pavimentata, inoltre, eliminerà problemi legati alla presenza di muffa e umidità, giovando anche alla salute.
  • Notevoli saranno anche i vantaggi derivanti dall’eliminazione dell’ingombro dei dispositivi di riscaldamento. L’utilizzo del riscaldamento a pavimento, infatti, permette di recuperare molto spazio nell’arredamento e risulta particolarmente indicato anche in caso di spazi più stretti ed angusti come sottotetti abitabili e piccole mansarde con soffitto inclinato.
  • Il riscaldamento a pavimento produce un risparmio energetico che a sua volta si traduce in un risparmio economico in bolletta. Questo perché la caldaia lavora ad una temperatura non superiore ai 38°/40°, contro i 70° ed oltre degli impianti di riscaldamento convenzionali.
  • Grazie alla possibilità di collegare l’impianto di riscaldamento a pavimento a fonti di energia rinnovabili è possibile anche richiedere incentivi statali per la realizzazione dei lavori di ristrutturazione edilizia.
  • Con lo stesso tipo di impianto avremo la possibilità di avere caldo d’inverno e fresco d’estate, non necessitando di altro, ma godendo appieno degli spazi liberi da stufe, termosifoni o condizionatori d’aria.
  • Se correttamente installato, un sistema di riscaldamento a terra ha un ciclo di vita di circa 50 anni.
  • Infine, non va sottovalutato il fatto che questo tipo di impianto può essere montato sotto ogni tipo di pavimento (dal parquet al marmo, passando per il cotto e il gres porcellanato). In alcuni casi si può perfino decidere di non smantellare casa, installandolo sul pavimento esistente. Ci sentiamo comunque di sconsigliare questa scelta a chiunque voglia realizzare un lavoro qualitativamente impeccabile.

In conclusione possiamo affermare che bisogna sì tenere presente che i costi da sostenere inizialmente per un buon impianto di riscaldamento a pavimento sono piuttosto onerosi, ma che saranno ammortizzati nei successivi anni di utilizzo grazie ad un risparmio annuo del 40% circa sulle spese delle utenze.

Riqualificazione energetica, una scelta intelligente e conveniente

La riqualificazione energetica di un edificio fa parte del gruppo più ampio dei lavori di ristrutturazione edilizia che, come ti abbiamo già spiegato in un altro articolo, risultano essere particolarmente convenienti se portati a termine entro il 2018.

In particolare la riqualificazione energetica consiste nella realizzazione di interventi su un edificio già esistente al quale assegnare una classe energetica (nel caso in cui non ne abbia già una) o di migliorarne quella esistente.

Nell’ultimo decennio si è sviluppata una forte sensibilità verso nuove tecniche costruttive di efficientamento degli edifici (green building).

Per questo motivo in molti paesi, tra cui l’Italia, sono state emanate leggi volte ad incentivare interventi di riqualificazione energetica.

Prima di iniziare un lavoro di ristrutturazione è consigliabile acquisire tutte le informazioni necessarie per essere certi che i lavori vengano eseguiti correttamente e che portino reali benefici.

Teknosystem mette a tua disposizione un team di tecnici qualificati che ti seguirà in ogni fase, dalla diagnosi energetica (con cui si stabilisce la classe di partenza) alla consegna chiavi in mano.

I lavori di ristrutturazione che rientrano nella riqualificazione energetica possono riguardare l’isolamento termico (del tetto, dei muri perimetrali, degli infissi e così via), la produzione di energia (con pannelli fotovoltaici e impianti solari termici) e l’ottimizzazione dell’impianto di riscaldamento.

In questo link puoi trovare la guida ufficiale dell’Agenzia delle Entrate.

I vantaggi della riqualificazione energetica:

  • Migliorare il comfort degli ambienti domestici e la qualità della vita. La casa, infatti, sarà più fresca d’estate e calda d’inverno.
  • Ridurre la quantità di energia consumata.
  • Diminuire, di conseguenza, la quantità di emissioni inquinanti.
  • Sfruttare fonti di energia rinnovabili a discapito di quelle fossili.
  • Salvaguardare l’edificio e proteggerlo dalla formazione di umidità, muffe o condensa.
  • Incrementare il valore dell’immobile.

Inoltre la riqualificazione energetica comporta vantaggi anche dal punto di vista economico:

  1. riduzione dei costi di riscaldamento e refrigerazione;
  2. tutti i lavori eseguiti per realizzare una riqualificazione energetica possono beneficiare di detrazioni fiscali pari al 65% dell’importo speso. Ad esempio su una spesa totale di € 100.000 euro è previsto un rimborso di € 65.000 nei successivi 10 anni.

Quali documenti servono per i lavori di ristrutturazione

Prima di procedere con la ristrutturazione di un immobile, è importante sapere bene quali sono i documenti e gli adempimenti necessari per effettuare i lavori, soprattutto al fine di poter usufruire delle agevolazioni fiscali previste dall’ultima legge di bilancio.

Quest’ultima, infatti, ha prorogato fino al 31 dicembre 2017 la possibilità di beneficiare delle detrazioni IRPEF pari al 50% della spesa, con il limite massimo di 96.000 euro per unità immobiliare.

Dal 1° gennaio 2018 invece le detrazioni scenderanno al 36%.

Se stai per ristrutturare la tua casa, dunque, e sei interessato a tali detrazioni, devi munirti di tutti i documenti necessari, da conservare con tanta premura fino al momento della dichiarazione dei redditi o, qualora sia necessario, della consegna presso gli uffici dell’Agenzia delle Entrate.

Per fortuna rispetto al passato molte procedure sono state snellite, altre invece non sono nemmeno più contemplate. Ciò implica un impegno leggermente minore da parte dell’interessato prima di tutto nel procurarsi le informazioni (che devono essere sempre aggiornate, dato che in materia fiscale i cambiamenti sono all’ordine del giorno) e, di conseguenza, nella redazione della documentazione necessaria.

Vediamo allora nello specifico cosa bisogna fare, basandoci sulle prescrizioni previste dalla legge:

  • “È sufficiente indicare nella dichiarazione dei redditi i dati catastali identificativi dell’immobile e, se i lavori sono effettuati dal detentore, gli estremi di registrazione dell’atto che ne costituisce titolo e gli altri dati richiesti per il controllo della detrazione.”
  • Quando si devono effettuare piccoli interventi di ristrutturazione non è obbligatorio fare delle segnalazioni, mentre per altri tipi di attività è sufficiente comunicare l’avvio dei lavori, in altri ancora bisogna presentare la SCIA (segnalazione certificata di inizio attività), la DIA (denuncia di inizio attività di edilizia) o presentare una richiesta per avere accordato il permesso di costruire.
  • Domanda di accatastamento (qualora l’immobile non fosse ancora censito).
  • Ricevute di pagamento dell’imposta comunale (Ici-Imu), se dovuta
  • delibera assembleare di approvazione dell’esecuzione dei lavori (per gli interventi su parti comuni di edifici residenziali) e tabella millesimale di ripartizione delle spese.
  • Dichiarazione di consenso del possessore dell’immobile all’esecuzione dei lavori, per gli interventi effettuati dal detentore dell’immobile, se diverso dai familiari conviventi.
  • Abilitazioni amministrative richieste dalla vigente legislazione edilizia in relazione alla tipologia di lavori da realizzare (concessioni, autorizzazioni, eccetera) o, se la normativa non prevede alcun titolo abilitativo, dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà in cui indicare la data di inizio dei lavori e attestare che gli interventi realizzati rientrano tra quelli agevolabili.
  • Qualora nel comune in cui si devono effettuare i lavori ci fosse l’obbligo, bisogna fare una comunicazione all’ASL, nella quale occorre precisare: data dell’inzio dei lavori, natura dell’intervento da effettuare, dati del committente e dati dell’impresa esecutrice dei lavori.
  • Fatture e ricevute fiscali che certifichino le spese sostenute.
  • È necessario che tutti i pagamenti siano effettuati tramite bonifico (anche detto bonifico parlante), così da conservare le ricevute in cui sono specificati sia i dati del pagante e del ricevente, che la causale. I dati e il codice fiscale di ogni persona che vuole beneficiare delle detrazioni devono comparire sulla ricevuta del bonifico.

Con riferimento alle ristrutturazioni condominiali, il contribuente può utilizzare una certificazione rilasciata dall’amministratore del condominio, nella quale lo stesso dichiara di aver sostenuto tutte le spese e di aver adempiuto agli obblighi previsti, specificando la somma. In questo modo il beneficiario potrà in seguito fruire delle detrazioni fiscali.

Preparare tutta la documentazione richiede tempo, pazienza e informazioni attendibili.

Per questo TeknoSystem ha pensato di agevolare il lavoro ai suoi clienti, fornendo loro tutte le notizie indispensabili per richiedere le detrazioni fiscali e, sostituendosi ad essi nella preparazione della documentazione necessaria.

 

Differenze tra manutenzione ordinaria e straordinaria

Conoscere la differenza tra manutenzione ordinaria e straordinaria è molto importante, soprattutto se si è interessati agli incentivi fiscali, ai bonus previsti per le ristrutturazioni e alle concessioni edilizie.

Tante volte, però, il confine tra un tipo e l’altro di manutenzione è talmente sottile che risulta difficile capire quale sia realmente la differenza tra le due.

Seguendo il Testo Unico in materia edilizia possiamo sicuramente chiarirci le idee.

Secondo l’articolo 3 del D.P.R. 380/2001:

  1. gli “interventi di manutenzione ordinaria” sono <<gli interventi edilizi che riguardano le opere di riparazione, rinnovamento e sostituzione delle finiture degli edifici e quelle necessarie ad integrare o mantenere in efficienza gli impianti tecnologici esistenti>>.
  2. gli “interventi di manutenzione straordinaria”, invece, sono <<le opere e le modifiche necessarie per rinnovare e sostituire parti anche strutturali degli edifici, nonché per realizzare ed integrare i servizi igienico-sanitari e tecnologici, sempre che non alterino i volumi e le superfici delle singole unità immobiliari e non comportino modifiche delle destinazioni di uso>>.

 

Per essere più chiari, è giusto fare qualche esempio.

Rientrano nella manutenzione ordinaria questi ed altri lavori:

  • rifacimento dei bagni, con aggiunta di un eventuale lavello e la sostituzione delle piastrelle;
  • rifacimento della tinteggiatura, degli intonaci, verniciatura di ringhiere e delle porte dei garage;
  • riparazioni dell’impianto idrico ed elettrico, compresa l’aggiunta di nuovi punti luce o prese della corrente;
  • manutenzione ordinaria (lo suggerisce già la parola) delle caldaie e degli impianti di riscaldamento;
  • manutenzione degli impianti tecnologici già esistenti nel fabbricato;
  • riparazione e sostituzione di comignoli, grondaie, canali di scolo e ringhiere, anche se si scelgono materiali diversi da quelli in uso;
  • installazione di zanzariere, doppi vetri alle finestre, tende da sole, grate e inferriate;
  • sostituzione degli infissi e dei serramenti, purché non si cambi la misura delle aperture già presenti e del colore precedentemente utilizzato;
  • tinteggiatura di pareti e soffitti interni ed esterni;
  • sistemazione dei cortili e del verde privato.

 

Alcuni esempi di manutenzione straordinaria, invece, sono:

  • interventi finalizzati all’efficientamento e risparmio energetico, quali la coibentazione, il cappotto esterno e l’installazione dei pannelli fotovoltaici;
  • demolizione e costruzione di pareti divisorie, sostituzione dei solai con altri di materiali differenti;
  • piccole modifiche di strutture portanti dell’edificio, come la ricostruzione di scale e rampe o la realizzazione di opere complementari e pertinenziali (come scale di sicurezza ed ascensori interni ed esterni), senza modificare la volumetria del fabbricato e le destinazioni d’uso;
  • frazionamento o accorpamento di unità immobiliari, senza modificare l’assetto distributivo della casa;
  • sostituzione di infissi e serramenti, di forma e materiali diversi dai precedenti;
  • realizzazione di nuove finestre o balconi, quindi nuove aperture verso l’esterno che non erano presenti in precedenza;
  • creazione di nuovi cortili, recinzioni, mura di cinta e cancellate;
  • rinnovamento e nuova realizzazione degli intonaci esterni;
  • sostituzione di pali telefonici in decadenza.

 

In sostanza, fanno parte della manutenzione ordinaria tutti quei lavori che non vanno a modificare la struttura dell’edificio; mentre nella manutenzione straordinaria rientrano tutti quegli interventi di rinnovamento, che includono le modifiche sostanziali della struttura.

La cosa più importante di cui tener conto, comunque, è che puoi ottenere benefici ed approfittare di alcune agevolazioni sia nell’uno che nell’altro caso. Ad esempio tanto la sostituzione degli infissi (manutenzione ordinaria) che la realizzazione di una coibentazione (manutenzione straordinaria) rientrano tra i lavori di efficientamento energetico e permettono di usufruire di importanti detrazioni fiscali.

Quanto è importante scegliere gli infissi giusti

La scelta degli infissi è un passo molto importante da compiere, sia se hai deciso di ristrutturare la tua casa, sia se stai progettando di costruirne una nuova.

Gli infissi, se scelti bene e correttamente posizionati, sono in grado di garantire luce, comodità, adattamento agli spazi; sono la soluzione ottimale per l’isolamento termico e acustico; possono inoltre rispecchiare stili diversi e, pertanto, costituire un vero e proprio elemento d’arredo, sia interno che esterno.

Oggigiorno i produttori e rivenditori di infissi sono tenuti a rilasciare delle certificazioni nelle quali è garantito il rispetto dei limiti di trasmittanza termica (secondo i parametri europei), nelle quali sono specificate le caratteristiche di ogni singolo infisso.

Infatti ciascun prodotto è accompagnato da una scheda tecnica che, oltre a esplicitarne le caratteristiche, ne garantisce la conformità rispetto alla normativa europea vigente dal febbraio 2010.

Rispetto al passato, in cui era normale avere finestre che facessero spifferi ovunque, le caratteristiche degli infissi moderni sono migliorate tantissimo, soprattutto da quando si è compreso quanto sia importante isolare l’ambiente domestico dall’esterno per raggiungere un considerevole risparmio energetico e, allo stesso tempo, avere maggiore funzionalità, sia dal punto di vista della praticità che della luminosità interna.

Dunque, sostituire gli infissi di un fabbricato (casa o luogo pubblico che sia) equivale ad effettuare una riqualificazione energetica e, pertanto, la legge prevede detrazioni fiscali che raggiungono il 65% della spesa sostenuta.

All’acquirente, comunque, conviene essere ben informato sui tipi di materiale in commercio e sulle diverse soluzioni tra cui scegliere, sia per il fatto che alcuni infissi sono migliori di altri dal punto di vista qualitativo e dell’isolamento termico, sia tenendo in considerazione le proprie esigenze (estetiche, di spazio, di funzionalità ecc.).

In base alle necessità dell’acquirente si possono valutare differenti tipi di serramenti:

  • con aperture scorrevoli, battenti, a ribalta;
  • vetrate fisse o semiapribili;
  • balconi o finestre;
  • una, due, tre o più ante;
  • con vetri assorbenti, riflettenti, basso – emissivi, doppio vetro ecc.;
  • persiane (con lamelle orientabili o fisse);
  • tapparelle avvolgibili (con motorino elettrico o manuali);
  • zanzariere (scorrevoli, avvolgibili, plissettate, magnetiche);
  • finestre e portoni blindati o non blindati, a seconda di dove devono essere collocati;
  • grate di sicurezza fisse o apribili.

Come puoi notare il mondo degli infissi offre mille soluzioni e orientarsi senza una corretta informazione non è affatto semplice. Il punto di partenza è senza dubbio la scelta dei materiali.

Quelli maggiormente utilizzati sono: legno, alluminio e pvc.

Alcuni infissi sono realizzati anche con la combinazione di tali materiali e spesso risultano più efficaci e funzionali rispetto agli altri, perché accorpano il meglio delle singole caratteristiche e le assemblano in un prodotto efficiente in ogni contesto climatico. Analizziamoli nello specifico.

  1. Il legno è più costoso rispetto agli altri due ed è un ottimo isolante. Nonostante subisca diversi trattamenti, il legno si usura soprattutto a contatto con gli agenti esterni e, pertanto, deve essere soggetto a manutenzione periodica.
    Esistono però infissi costruiti in legno e alluminio o in legno e pvc, in cui il lato interno è fatto di legno e quello esterno in alluminio o in pvc. In questo modo si riesce a ridurre il livello di usura.
  2. L’alluminio, al contrario, è un buon conduttore termico.
    Rispetto al legno costa meno ed è più leggero e resistente. L’infisso in alluminio non richiede manutenzione ed è anche molto pratico da pulire.
    In zone troppo calde non è indicato questo serramento poiché il calore potrebbe dilatare il metallo. Lo stesso vale per i luoghi eccessivamente freddi, perché nel telaio si potrebbe creare facilmente un po’ di condensa.
  3. L’infisso in PVC è quello meno costoso ma, ciononostante, è prestante e resistente e non ha bisogno di manutenzione. È facile da pulire e si può avere in diverse colorazioni. L’infisso in PVC è comunque piuttosto isolante sia in casi di temperature troppo fredde che troppo calde, ed è il meno incline alla condensa. Rappresenta insomma un eccellente compromesso tra qualità e prezzo.

In definitiva possiamo dire che il mercato è sicuramente ricco di alternative ed opportunità, molto dipende dal budget disponibile e dalle preferenza di chi acquista.

Perché conviene ristrutturare la casa

Ristrutturare la casa a volte è necessario, soprattutto se si tratta di un fabbricato abbastanza datato che dispone di impianti, idraulici ed elettrici, che oggi potrebbero non essere più considerati a norma di legge.

Sono in tanti ad acquistare case da ristrutturare o ad avere la necessità di rimettere a nuovo l’abitazione in cui già vivono da tempo, ma non sempre si ha (o non si crede di avere) la possibilità economica di farlo.

Allora, a prescindere dalla necessità per cui si decide di ristrutturare un immobile, è opportuno conoscere bene in che modo si può usufruire di eventuali agevolazioni economiche e quali sono gli sgravi fiscali disponibili.

La legge di bilancio n. 232 del dicembre 2016 è stata prorogata fino al dicembre 2017 e, con essa, anche il Bonus Mobili ed altre detrazioni d’imposta che elencheremo più avanti.

Abbiamo cercato di riassumere qui di seguito tutte le detrazioni previste per l’anno 2017, in modo da fornire un quadro completo ed esaustivo delle reali agevolazioni di cui, chi decide di ristrutturare, può beneficiare secondo la legge:

 

  1. Detrazione Irpef del 50% per le ristrutturazioni edilizie, fino ad una soglia massima pari a 96mila euro, previste per interventi conservativi di risanamento, di restauro o per un tipo di manutenzione straordinaria. Questa detrazione è destinata anche ai lavori di ricostruzione di un immobile compromesso o distrutto interamente per cause e calamità naturali (per esempio un evento sismico).

    In tale agevolazione, infatti, rientra anche la detrazione d’imposta del 50% prevista per le spese sostenute per l’adozione di misure antisismiche su edifici ricadenti nelle zone sismiche ad alta pericolosità [zone 1, 2 e 3] (solo quest’ultima detrazione, prevista per le zone a rischio, resterà valida fino al 31 dicembre 2021).
  2. Detrazione del 50% per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici di classe non inferiore alla A+ (basta anche la classe A per i forni), per le apparecchiature munite di etichetta energetica, finalizzati all’arredo dell’immobile oggetto di ristrutturazione; il tutto fino ad una spesa massima di diecimila euro, rimborsabili in 10 rate annue di pari importo.
    Per usufruire di tale agevolazione bisogna effettuare, o aver effettuato, la ristrutturazione edilizia e l’acquisto del mobilio e di determinati complementi d’arredo, come lampade e faretti, nel periodo che va dal 1 gennaio 2016 al 31 dicembre 2017.
    Questa agevolazione è prevista anche per i sanitari se si sta riqualificando l’impianto idraulico della casa e si sta, di conseguenza, compiendo una manutenzione straordinaria del bagno.
  3. Detrazioni Irpef o Ires del 65% sugli interventi di efficientamento energetico, tra cui coibentazioni, pavimenti, infissi e tutto ciò che concerne l’aumento dell’efficienza energetica di un edificio.
  4. Aliquota IVA agevolata del 10% per le prestazioni di servizi relative agli interventi di recupero edilizio, di manutenzione ordinaria e straordinaria, realizzati sugli immobili a prevalente destinazione abitativa privata.


Per ottenere le detrazioni fiscali
è indispensabile effettuare i pagamenti di ristrutturazione tramite bonifico parlante, ovvero un bonifico particolare nel quale sono previste alcune diciture apposite, tra cui la causale, nella quale si deve precisare l’articolo e il decreto a cui si fa riferimento per avere gli sconti.

La possibilità di avere tutte queste agevolazioni è molto allettante, vero? Eppure c’è un piccolo inconveniente che ci spinge a consigliarti di stringere i tempi: a partire dal prossimo anno le detrazioni per ristrutturazioni edilizie passeranno dal 50 al 36%.

Dunque se stai pensando di ristrutturare, non perdere altro tempo e comincia tutto prima del 31 dicembre 2017!

Agevolazioni Fiscali Pannelli Fotovoltaici

Se stai pensando di installare dei pannelli fotovoltaici sul tetto della tua casa o del condominio in cui vivi, allora è opportuno che tu conosca quali sono i reali vantaggi che tale installazione può produrre, sia in termini fiscali che in termini di risparmio energetico.

 

La scelta dei pannelli fotovoltaici dipende sicuramente dalle esigenze di chi li acquista, dalle misure, che devono essere adeguate allo spazio dedicato all’installazione, e dall’efficienza che ci si aspetta dagli stessi.

Non bisogna però dimenticare che, tanto il costo di acquisto, quanto quello di installazione, possono essere ammortizzati grazie alle agevolazioni fiscali, che per questo genere di impianti permettono di avere un risarcimento, dilazionato nel tempo, pari alla metà della spesa sostenuta inizialmente.

Dunque si può dire che l’impianto fotovoltaico rappresenta un vero e proprio investimento poiché permette, da un lato, di risparmiare sui costi della bolletta elettrica e, dall’altro, di essere in parte risarciti della spesa iniziale.

 

Se la produzione autonoma di energia elettrica e il risparmio economico sul lungo periodo possono sembrare scontati, essendo queste le principali motivazioni che spingono gli acquirenti a fare una scelta orientata in tal senso; meno ovvio, invece, appare il fatto che esistano delle agevolazioni fiscali pensate ad hoc per l’acquisto e il montaggio dell’impianto del fotovoltaico!

Nonostante questi impianti siano sistemi di risparmio energetico, stranamente la detrazione prevista dalla legge rientra nelle agevolazioni per ristrutturazione e recupero edilizio (pari dunque al 50%), e non in quelle pensate per i sistemi di efficientamento e risparmio energetico (pari invece al 65%).

 

Per quanto possa apparire un’ingiustizia e uno svantaggio, non dobbiamo trascurare il fatto che la detrazione IRPEF per le installazioni degli impianti fotovoltaici pari al 50% è in vigore solo da pochi anni e resterà tale almeno fino alla fine del 2017, perché prorogata nell’ultima legge di stabilità. In passato le detrazioni ammontavano al 36%, e non è detto che non possano ritornare a queste percentuali in futuro.

Un’altra cosa importante, da tenere in considerazione, è il fatto che per gli impianti di riduzione dei costi energetici (come gli impianti fotovoltaici, appunto), l’IVA è al 10% anziché al 22%, ciò naturalmente rappresenta un risparmio ulteriore.

 

Ci sono comunque alcuni requisiti da rispettare affinché la richiesta delle agevolazioni fiscali vada a buon fine.

In primo luogo per poter usufruire della detrazione IRPEF, l’impianto fotovoltaico deve essere in grado di soddisfare appieno i bisogni energetici dell’abitazione su cui viene installato, ovvero riuscire ad alimentare gli apparecchi elettrici ed elettronici presenti nella casa. Ciò avviene non in maniera diretta ed immediata, ma grazie ad una batteria che rilascia gradualmente l’energia accumulata nel corso del tempo. Naturalmente ci sono momenti della giornata o stagioni dell’anno in cui l’accumulo di energia è minore o maggiore, in base alle condizioni meteorologiche più o meno favorevoli.

In secondo luogo bisogna sapere che per richiedere l’agevolazione fiscale c’è la necessità di avere una certificazione, rilasciata da un tecnico o dal direttore dei lavori, circa la conformità dei requisiti tecnici dell’impianto. Talvolta una semplice omissione o dimenticanza possono inficiare l’intera pratica, quindi è meglio stare attenti.
Infine possiamo aggiungere un ultimo vantaggio: installare pannelli fotovoltaici vuol dire migliorare il sistema energetico della propria abitazione, ridurre gli sprechi e l’impatto ambientale, con un conseguente aumento del valore e della classe di efficienza energetica della casa.

Conto Termico 2.0

Il decreto ministeriale del 28 dicembre 2012, cosiddetto Conto Termico, definisce un regime di sostegno per interventi di piccole dimensioni per la produzione di energia termica da fonti rinnovabili e per l’incremento dell’efficienza energetica.

Il Gestore dei Servizi Energetici – GSE s.p.a. è il soggetto responsabile della gestione dei meccanismi di incentivazione.

Per saperne di più scarica la brochure qui,oppure clicca su scopri di più.