Burocrazia per le ristrutturazioni? No, Grazie

Burocrazia per le ristrutturazioni? No, Grazie

Finalmente è possibile svolgere alcuni dei tuoi lavori di ristrutturazione senza l’obbligo di presentare alcun tipo di documentazione o comunicazione al tuo comune di residenza.

Oggi, 22 Aprile 2018, è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il primo elenco completo dei lavori di ristrutturazione, manutenzione, impiantistica che si possono effettuare in casa senza Cil, Cila, Scia o permesso di costruire.

Vengono messe in edilizia libera alcune opere di arredo da giardino come pergolati, ripostigli per attrezzi, muretti, fontane e gazebo.

Per l’interno degli appartamenti, la lista comprende alcune opere come tutta la manutenzione ordinaria, il rifacimento degli impianti, degli intonaci e degli infissi, l’installazione di inferriate, parapetti, ascensori e pannelli solari.

Nel link qui sotto puoi trovare il glossario nazionale con elencate le 58 tipologie di opere.

http://www.italiasemplice.gov.it/media/2528/glossario-edilizia-libera.pdf

 

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Quanto costa rifare un bagno

Sei hai la necessità di ristrutturare un bagno non preoccuparti, con il giusto affiancamento potrai farlo minimizzando tempi e costi.

Il bagno è una delle parti della casa più impegnative da ristrutturare ma affidandoti ai giusti esperti potrai trovare la soluzione più adatta alle tue esigenze e che ti permetta ti ottenere i risultati desiderati.

Quando si pianifica la ristrutturazione di un bagno per prima cosa bisogna valutare lo stato degli impianti idrici, del sistema di scarico di acque chiare e acque nere, dei pavimenti, delle piastrelle e dei sanitari. Dopo aver valutato tutti questi aspetti e aver deciso quali attività è necessario effettuare, si può passare all’analisi dell’espetto estetico come il colore delle pareti ecc.

Solitamente quando si valuta la necessità di sostituire gli impianti si ha una ristrutturazione totale, altrimenti si parla di ristrutturazione parziale.

Infine per fare una valutazione accurata dei costi è necessario considerare anche altre variabili:

  • la scelta dei materiali e dei sanitari (pavimenti, vernice, tipo e fonte di riscaldamento);
  • il rivenditore da cui comprare i sanitari;
  • l’impresa che esegue i lavori (in questo caso consigliamo di dare il giusto peso ad ogni cosa, non soltanto all’aspetto economico, ma soprattutto al livello di professionalità);
  • il tipo di intervento sull’impianto idraulico e/o elettrico (tipi di tubazione, punti luce, punti per l’acqua e di scarico);
  • il costo della demolizione e dello smaltimento di tutti i rifiuti.

Considerati tutti questi aspetti è importante sottolineare che ogni progetto ha le proprie necessità e i relativi costi. Sulla base della nostra esperienza possiamo dirti che, comunque, bastano poche centinaia di € al m2 per avere un lavoro ben fatto.

Ricorda che per tutto l’anno 2018 potrai usufruire delle detrazioni fiscali IRPEF per tutti i tipi di ristrutturazione, inclusa quella del bagno. In questo modo si possono ottenere fino a 10mila euro di rimborso.

Ricorda che per la ristrutturazione del bagno è necessario fare una corretta valutazione iniziale proprio per non avere imprevisti durante i lavori, per questo motivo è importante affidarsi ad un esperto che si occupi di creare un prospetto dettagliato e completo di costi per ogni singola voce.

In generale prima di iniziare la ristrutturazione del tuo bagno è importante aver affrontato ognuno dei seguenti aspetti:

  • conoscere esattamente quali sono le parti da ristrutturare;
  • aver scelto l’azienda che dovrà svolgere il lavoro;
  • avere un progetto con i costi relativi ai singoli interventi;
  • aver definito un budget massimo di spesa, perché è importante nel momento in cui ci si appresta a scegliere i materiali e i sanitari.

Fissati tutti questi punti avrai la tranquillità di affrontare la ristrutturazione del tuo bagno nel modo più giusto e sicuro.

 

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Come scegliere un impianto di allarme sicuro e affidabile

L’impianto di allarme è una componente fondamentale di un sistema di sicurezza per la difesa della persona.
Quali sono gli aspetti da considerare nella scelta di un sistema di allarme?
Occorre analizzare ognuno dei seguenti aspetti:

  • ubicazione del fabbricato,
  • dimensioni della casa (o dell’ufficio),
  • numero di stanze,
  • esigenza o preferenza per sistemi cablati o wireless,
  • eventuale presenza di animali,
  • quantità di tempo in cui lo stabile rimane “disabitato”,
  • bisogno di installare spie antincendio o anti-allagamento.

I sistemi antifurto possono essere classificati in quattro tipologie: impianto cablato, senza fili, misto e integrato. Questi sistemi hanno lo stesso livello di sicurezza ma si distinguono per la modalità di installazione.

  • L’impianto cablato (o filare) viene installato su edifici in costruzione o ristrutturazione incassando i cavi nelle pareti. A tal proposito ti ricordiamo che con le detrazioni fiscali puoi risparmiare fino al 50% sulla ristrutturazione edilizia fino al 31 dicembre 2018.
  • L’impianto di allarme wireless (o a onde radio) viene alimentato con una batteria a lunga durata e le componenti del sistema comunicano tra loro grazie alle onde elettromagnetiche. Il costo di questo sistema è sicuramente inferiore, ma l’impianto è soggetto ad una manutenzione più frequente (il cambio della batteria ne è un esempio).
  • L’impianti misto si compone di parti collegate via cavo ed altre via etere. Si ricorre a questo tipo di antifurto soprattutto per integrare impianti preesistenti.
  • L’impianto integrato, invece, è quello più completo e sicuro, poiché combina insieme sistemi passivi e sistemi attivi. I primi non sono di sorveglianza diretta, ma costituiscono una barriera all’ingresso dell’abitazione; i sistemi attivi, invece, sono di azione diretta poiché individuano i movimenti del ladro prima ancora che entri in casa, grazie all’utilizzo di sensori (tra questi la videosorveglianza interna o esterna).

Oltre alla scelta dell’impianto in base all’installazione si può anche optare per una protezione perimetrale o volumetrica.

Quella perimetrale è installata su tutto il perimetro ed interessa le mura e i serramenti, quindi emana un segnale quando viene forzata o aperta una finestra o una porta.

L’antifurto volumetrico, invece, interessa l’interno della casa ed è in grado di rilevare la presenza del ladro. Quando si hanno animali domestici, è opportuno calibrare i sensori in base al loro peso e alla statura.

Come abbiamo visto esistono numerosi sistemi di allarme in grado di mettere in sicurezza gli edifici, per questo è importante affidarsi agli esperti per scegliere la tecnologia più adatta alle proprie esigenze.

 

Installazione di condizionatori, una buona scelta per tutte le abitazioni

Stai pensando all’acquisto di un condizionatore? Ecco per te alcuni suggerimenti utili.

Installare un condizionatore in casa ha moltissimi vantaggi ma prima di arrivare all’acquisto occorre valutare diversi aspetti e scegliere con consapevolezza

Il primo aspetto da esaminare riguarda le caratteristiche del condizionatore in relazione alle proprie necessità. Ad esempio valutare la possibilità di un condizionatore che non abbia solo la funzione refrigerante, bensì un modello con pompa di calore che sia in grado di riscaldare l’ambiente anche nelle stagioni più fredde.

Pensando invece all’aspetto economico si può scegliere tra condizionatori modello inverter e modello on-off. I primi sono leggermente più costosi, ma dotati di una sonda in grado di rilevare la temperatura esterna ed adeguare la propria potenza al raggiungimento dei gradi desiderati. I secondi, invece, si spengono quando viene raggiunta la temperatura impostata per poi riaccendersi in seguito ad una variazione della stessa, ciò naturalmente comporta un costa di acquisto minore ma consistenti incrementi del consumo di energia elettrica.

Infine occorre valutare bene tutte le problematiche riguardanti la fase di installazione e rivolgersi ad un installatore esperto e certificato che sia anche in grado di offrirti la sua consulenza nella scelta del condizionatore più adatto a te. L’installatore dovrà anche fornirti le certificazioni e i documenti indispensabili per poter usufruire delle detrazioni fiscali previste dalla legge.

Con la consulenza di un esperto potrai inoltre valutare se avvalerti di un condizionatore fisso o portatile, un mono split o multi split. Altri aspetti importanti da considerare sono: il calcolo della potenza ideale rispetto al numero di stanze da climatizzare, dove installare l’unità interna ed eventualmente quella esterna ed infine come gestire i tubi di scarico (per alimentazione e condensa).

Ecco per te una lista di istruzioni per la corretta installazione di un condizionatore.

  • Non posizionare l’unità esterna in una zona troppo soleggiata per ridurre il consumo di corrente;
  • Non posizionare l’unità interna vicino ad altri elettrodomestici o fonti di calore che alterino le rilevazioni del termostato di cui essa dispone;
  • In fase di montaggio equipaggiare le staffe di supporto con smorzatori utili ad assorbire le vibrazioni e ridurre il rumore;
  • Utilizzare tubazioni adeguate (a norma di legge) per lo scarico della condensa, al fine di evitare perdite ed infiltrazioni nelle pareti;
  • Effettuare periodicamente tutte le operazioni di manutenzione ordinaria: pulizia interna ed esterna, sanificazione e controllo di eventuali rotture o perdite delle tubazioni.

 

Perché rifare un impianto elettrico troppo vecchio

Rifare un impianto elettrico è sicuramente il primo passo da compiere per la messa in sicurezza di un edificio.

Nel corso del tempo abbiamo assistito a cambiamenti stratosferici che hanno reso la nostra vita sempre più confortevole, grazie alle evoluzioni in campo tecnologico e alle numerose scoperte che si sono rivelate indispensabili in ogni settore.

Ciò è tanto più vero se prendiamo in esame il campo dell’elettricità, dove sono avvenuti cambiamenti importanti che hanno fatto acquisire maggiore consapevolezza sui molteplici rischi collegati all’utilizzo impianti elettrici troppo vecchi.

Fino agli inizi degli anni ‘60 gli elettricisti, non avendo la competenza e la consapevolezza odierna, realizzavano impianti che oggi farebbero paura anche ai meno esperti.

Non era raro, infatti, lasciare cavi scoperti, far capitare chiodi di ferro nelle immediate vicinanze di fili per nulla protetti e, più in generale, affrontare con molta leggerezza l’argomento “elettricità”.

Purtroppo sono stati proprio i primi incidenti domestici, quelli in cui avvenivano corti circuiti importanti, a suscitare l’interesse di tanti studiosi e palesare la necessità di migliorare i processi realizzativi.

La tecnologia moderna, con sistemi salvavita all’avanguardia, mette a nostra disposizione molteplici soluzioni e materiali per sostituire o, dove possibile, modificare un impianto elettrico non funzionante.

Da cosa si capisce che un impianto elettrico dà segni di cedimento?

I primi segnali sono i seguenti:

  • cali improvvisi di tensione,
  • il contatore che salta bruscamente,
  • quando si utilizza un elettrodomestico si avverte uno sgradevole odore di plastica bruciata,
  • comparsa di scintille durante l’uso di apparecchi elettronici.

Se hai deciso di acquistare una casa costruita da 20 o 30 anni e la vuoi ristrutturare, devi anche sapere che (tranne quando diversamente indicato) l’impianto elettrico di quell’abitazione ha quasi sempre la sua stessa “vecchiaia”.

In fase di ristrutturazione, quindi, occorre consultare un tecnico che effettui un sopralluogo e consigli la soluzione migliore per la messa a norma dell’edificio, che indichi dunque la strada seguire: ristrutturazione o rifacimento ex novo dell’impianto elettrico.

A partire dalla promulgazione della legge 46/90, si sono avute importanti innovazioni normative, tecniche e tecnologiche che, per fortuna, ci hanno permesso di vivere sempre più in sicurezza. Persino l’utilizzo di alcuni materiali è stato abolito e quello di altri incentivato. Al giorno d’oggi, quindi, siamo soltanto a noi a doverci impegnare e a dover fare le scelte giuste per rendere le nostre abitazioni sicure. Ovviamente per quanto concerne l’impianto elettrico conviene sempre affidarsi a mani esperte ed elettricisti qualificati; sono gli unici, infatti, in grado di rilasciare una certificazione (obbligatoria per legge) che dichiari la conformità con la norma vigente dell’impianto appena realizzato.

Da non dimenticare che il rifacimento di un impianto elettrico rientra nel novero delle agevolazioni fiscali previste per i lavori di ristrutturazione, così come disciplinato dalla legge.

La percentuale di agevolazione prevista per lavori di questo genere cambia da regione a regione, quindi è necessario recarsi presso gli uffici del proprio comune per chiedere informazioni in merito.

Per quanto possa sembrare una cosa difficile da programmare e gestire, in realtà rifare un vecchio impianto elettrico rispettando tutti i parametri di sicurezza della normativa CEI 64-8 è assolutamente possibile, soprattutto grazie all’aiuto di figure esperte che si occupano principalmente di:

  • fornire tutte le informazioni e documentazioni necessarie per la realizzazione del nuovo impianto;
  • creare un progetto ben strutturato in base alla planimetria dell’edificio;
  • installare l’impianto elettrico, collaudarlo e certificarlo. (Vogliamo ricordare ancora una volta che la certificazione è necessaria perché l’impianto sia considerato a norma e per poter usufruire delle detrazioni fiscali previste dalla legge).

Come rimuovere l’umidità dal garage. L’importanza del drenaggio.

L’umidità in garage, cantine e seminterrati è un fenomeno molto frequente, che provoca non pochi problemi alle finiture della casa e alla salute delle persone che vi abitano.

È pur vero che i locali seminterrati sono spesso dedicati al posteggio delle auto, adibiti a deposito, o a laboratori per il “fai da te” frequentati di rado, ma in ognuno di questi casi le conseguenze negative connesse alla presenza di umidità sono comunque considerevoli e non bisogna sottovalutarle.

Se il box auto è molto umido, la macchina probabilmente subirà dei danni: ruggine (dovuta principalmente alla condensa), problemi al motore, alla batteria ecc.

Se ad essere umida e piena di muffa è la cantina, c’è una buona probabilità che il cibo conservato in quell’ambiente si possa avariare.

Quando invece i locali seminterrati sono adibiti a laboratori, tavernette o, più in generale, sono abitabili, il problema diventa ancora più grave dato che a risentirne, oltre agli oggetti, sono anche le persone.

Perché l’umidità in garage si presenta così spesso?

Nei locali seminterrati:

  • il terreno, con la sua permeabilità, assorbe l’acqua piovana o sorgiva e la trasferisce alle mura esterne dell’edificio (e di conseguenza a quelle interne) e alle superfici con cui è a contatto;
  • l’assenza o la presenza limitata di finestre non favorisce una corretta ventilazione delle stanze e non permette alla luce del sole di penetrare nell’ambiente per riscaldarlo ed asciugarlo (ciò talvolta è dovuto anche all’ubicazione dell’edificio);
  • è possibile che ci siano problemi di tipo geologico, ovvero la presenza di falde o difetti tettonici nel sottosuolo;
  • i problemi tecnici, ovvero: errori di costruzione, utilizzo di intonaci o vernici non traspiranti, canali danneggiati, perdite di tubazioni all’interno della muratura, danneggiano il seminterrato e, tramite un processo di risalita, il resto dell’abitazione.

In alcuni di questi casi, si può intervenire con piccole accortezze quotidiane o provvedimenti fai da te semplici da applicare.

Molto spesso, però, bisogna operare sulla struttura della casa per eliminare definitivamente il problema, anche se i costi sono certamente più onerosi e i tempi più lunghi.

Nell’ipotesi di interventi strutturali, dunque, un buon sistema di drenaggio rappresenta la soluzione più efficace e definitiva per eliminare l’umidità in garage.

In cosa consiste il drenaggio

Il drenaggio consiste in un sistema di incanalamento delle acque presenti intorno (e sotto) l’edificio verso zone esterne, lontane. È buona prassi associare al drenaggio una corretta impermeabilizzazione ed aerazione delle fondamenta e dei muri perimetrali di un edificio.

Esistono diversi tipi di drenaggio, ma gli step da seguire per l’applicazione di ciascuno di essi sono più o meno i medesimi:

  • Per evitare il contatto, tra muro esterno e terreno deve essere posta una guaina di materiale refrattario ed idrorepellente (a volte le guaine possono essere persino due).
  • Tutto intorno occorre deporre ghiaia, o pietrisco, che lasci defluire l’acqua piovana dal centro della casa fino all’esterno, avendo l’accortezza di rispettare le pendenze giuste in fase di scavo.
    In casi più estremi è necessario realizzare dei muri di contenimento per il terreno, che allontanino definitivamente quest’ultimo dalle mura esterne della casa.
  • Nello strato di pietre vengono posti dei tubi (che pendono verso l’esterno) necessari a far drenare l’acqua piovana, allontanandola dall’abitazione e indirizzandola verso pozzette o spazi dedicati.
  • Sopra la ghiaia va applicato il cosiddetto tessuto non tessuto (TNT) che funge da filtro per terra e materiale organico, e impedisce agli stessi di intasare il drenaggio scivolando direttamente su di esso.
  • Qualora fosse necessario e possibile, va creata un’intercapedine vuota (più propriamente un vespaio aerato), rialzando il pavimento. Ciò è possibile tramite uno scavo esterno o intervenendo direttamente sul pavimento dall’interno.

Al di là dei processi realizzativi e degli aspetti strettamente tecnici, per valutare i quali è necessario rivolgersi a persone esperte e competenti, la cosa più importante è comprendere che l’umidità rappresenta un problema enorme per qualsiasi edificio. Proprio per questo motivo non deve essere sottovalutato o “nascosto” con soluzioni provvisorie, come le classiche contropareti in cartongesso, ma risolto alla radice.

Cappotto termico, come scegliere la soluzione migliore e più conveniente

Il cappotto termico, o isolamento a cappotto, è una soluzione abbastanza recente e diffusa nel campo dell’edilizia, per rendere un’abitazione, o un qualsiasi altro edificio, maggiormente protetto dagli agenti atmosferici e dai rumori provenienti dall’esterno, molto frequenti ad esempio in città, dove vi sono traffico e caos.

Come tutte le cose relativamente nuove, anche il cappotto termico sembra intimorire chi vuole valutare seriamente l’idea di farlo installare sulla propria abitazione.

Ciò è dovuto a diversi fattori, ma principalmente alla preoccupazione sui costi da sostenere, all’inesperienza e alla poca conoscenza del settore.

Per fortuna, però, il mercato si sta consolidando sempre di più e le figure esperte in materia sono in netto aumento rispetto al passato.

L’assistenza di un tecnico competente è necessaria durante tutto il percorso di installazione e, prima di ogni cosa, per effettuare una perizia approfondita sull’edificio su cui bisogna operare.

Oltretutto, una figura specializzata è di aiuto anche per la presentazione di tutta la documentazione necessaria per richiedere gli ecobonus (che nel 2018 saranno molto più bassi rispetto all’anno in corso).

Quindi è prioritario affidarsi ad un tecnico che abbia innanzitutto le competenze giuste per verificare le condizioni del fabbricato, al fine di:

  1. Capire se l’abitazione necessita realmente di un isolamento a cappotto o di altri interventi, o persino di più operazioni integrate tra loro. Il cappotto termico ha il compito di isolare termicamente un edificio, pertanto, qualora vi fossero criticità strutturali a provocare altri importanti problemi alla casa (come ad esempio l’assenza di un sistema di drenaggio, in casi particolari, può causare la presenza di umido e muffa), bisognerebbe optare per interventi alternativi e non considerare il cappotto termico come unica soluzione a tutti i problemi.
  2. Decidere se bisogna applicare un cappotto sulle pareti interne o sulla facciata esterna (tipico esempio in cui è “obbligatorio” scegliere il cappotto termico interno sono gli edifici antichi, sui quali non si può assolutamente intervenire esternamente per non rovinare la facciata).
    L’applicazione interna dei pannelli è molto meno costosa rispetto a quella esterna (basti pensare che non è prevista un’impalcatura, che è una delle cose più care), ma ha purtroppo dei limiti:
    – a differenza di quanto si possa pensare non è possibile coibentare un solo ambiente, perché questo tipo di cappotto risulta efficace solo se si applica in tutte le stanze;
    – i pannelli tolgono qualche centimetro al locale, e ciò risulta scomodo soprattutto quando gli spazi sono esigui.
  3. Decidere, insieme al committente, quale materiale è meglio usare e quale deve essere lo spessore ottimale dei pannelli.
    Il tecnico è l’unico a poter valutare qual è il valore di trasmittanza ottimale per la tua abitazione; tale valore è proporzionale allo spessore dei pannelli da applicare.
    Oltre a rasanti, reti di armatura, intonaci e malte, i pannelli sono realizzati con materiali diversi: EPS (polistirolo espanso), EPS con grafite, lana di roccia, calcio silicato, fibra di legno, sughero autocollato, PIR (poli isocianurato) ecc.
    Bisogna valutare le diverse caratteristiche in base alle esigenze del fabbricato e alle preferenze del committente (la possibilità economica, la propensione per materiali a basso impatto ecologico rispetto ad altri, e così via).
  4. Consigliare le ditte specializzate nel territorio d’interesse (le imprese edili devono poter mostrare dei certificati che attestino la loro frequenza a corsi specifici di formazione e aggiornamento).
  5. Consigliare le marche migliori dei materiali (bisogna diffidare dai rivenditori che propongono prodotti eccessivamente economiche, altrimenti si rischia di utilizzare materiali scadenti che potrebbero causare danni a tutto l’impianto e comprometterne il corretto funzionamento).

In definitiva possiamo dire che, per quanto un lavoro del genere preveda una spesa consistente, è opportuno considerare l’utilità del cappotto termico e i conseguenti vantaggi di medio/lungo periodo: risparmio sul riscaldamento e raffreddamento, notevole diminuzione dell’impatto ambientale, aumento del comfort abitativo.

Hai la muffa in casa? I prodotti e le soluzioni per eliminarla definitivamente

La muffa in casa è sicuramente una delle cose più fastidiose che possano capitare, perché danneggia tutto ciò con cui entra in contatto ed è particolarmente antipatica da rimuovere.

Come un frutto avariato contagia i frutti vicini, la muffa dal muro si espande al mobile che è a contatto con esso e a tutto ciò che si trova al suo interno.

Capita spesso di trovare la muffa in case utilizzate di rado (come quelle al mare) perché, non essendo vissute durante tutto l’anno, vengono spesso trascurate per quel che concerne le attività di manutenzione più basilari: come la semplice aerazione quotidiana o la tinteggiatura delle pareti.

In realtà le muffe sono specie di funghi che proliferano grazie alle spore e tendono a svilupparsi soprattutto in presenza di umidità e ristagni d’acqua, in assenza di luce, o nel caso in cui non si ci sia un adeguato ricambio di aria.

Rimuovere la muffa è importantissimo, più di quanto si possa pensare, perché a subire i danni della sua diffusione non sono soltanto la parete o il mobile vicini, ma anche le persone, gli animali domestici e chiunque viva nell’ambiente contaminato.

Chi entra a contatto con i batteri che si formano grazie alla muffa può subire danni alla propria salute, come malattie respiratorie, allergie ed altri generi di patologie più o meno gravi.

Trovare il giusto rimedio contro la muffa non è una cosa semplice, perché bisogna comprendere innanzitutto la causa della sua diffusione. Talvolta è necessario rivolgersi ad una figura competente, una persona esperta in materia che possa studiare a fondo il problema e proporre le soluzioni più adeguate.

Quando la situazione è molto grave occorre effettuare degli interventi strutturali sull’abitazione: si pensi ad esempio alle contropareti in cartongesso o, nei casi limite, alla necessità di scavare il perimetro e ripensare il sistema di drenaggio, per tenere lontana l’acqua dalle mura della casa.

I migliori rimedi contro la muffa

I rimedi più diffusi per eliminare la muffa, fatta eccezione per i casi gravi di cui parlavamo poc’anzi, sono molto semplici da applicare. Vediamo quali sono i migliori.

  1. La candeggina è perfetta per queste operazioni! Essendo uno sporicida, fungicida e virucida, ha la capacità di disinfettare a fondo una superficie. Ponendo la candeggina in uno spruzzino, la si può nebulizzare direttamente sulla parte interessata, senza sfregare con una spugna, altrimenti la muffa si sposta da una parte all’altra.
    Non appena il nero sparisce (a volte è necessario spruzzare una seconda volta se la muffa persiste), basta aspettare che tutto asciughi completamente ed il gioco è fatto.
    Per utilizzare la candeggina (o altri agenti chimici) bisogna sempre:
    – munirsi di guanti;
    – evitare il contatto con gli occhi;
    – assicurarsi che possa essere adoperata su determinate superfici, senza il rischio di rovinarle (sui muri viene largamente impiegata senza problemi).
  2. Quando ad essere intaccati dalla muffa sono i mobili, è consigliabile utilizzare: limone, aceto, acqua ossigenata, sale, scaglie di sapone di Marsiglia, alcool, bicarbonato di sodio o prodotti appositi che si trovano in commercio (anche le erboristerie sono fornite di antibatterici ed antimicotici molto efficaci contro la muffa).
    Con un panno in microfibra, immerso in una bacinella di acqua miscelata ad uno di questi prodotti, si può igienizzare il mobile dall’interno all’esterno.
    Tutto ciò che si trova sopra o dentro al mobile va lavato o pulito prima di essere nuovamente riposto.
  3. Esistono anche degli additivi da aggiungere alla pittura traspirante, reperibili in ferramenta, utili per tinteggiare dopo una corretta igienizzazione.
  4. I deumidificatori per ambienti sono ottimi per ridurre il livello di umidità.

In definitiva, se ci sono delle piccole macchie di muffa in aree circoscritte, si può intervenire con rimedi fai da te, semplici da applicare; evitando comunque di mescolare sostanze chimiche tra loro, per non correre il rischio di inalare composti tossici.

Qualora questi rimedi non dovessero essere sufficienti, la soluzione migliore consiste nell’affidarsi a persone competenti che possano indicarti le strategie corrette per rimuovere il problema alla radice.

È consigliabile, in ogni caso, cercare di prevenire la formazione della muffa. Per questo bastano alcun semplici accortezze:

  • aerare costantemente gli ambienti;
  • utilizzare una cappa di aerazione in cucina e una ventola in bagno per i vapori che si creano quando ci si fa la doccia;
  • non “coprire” le mura con armadi molto grandi e lasciare un po’ di spazio tra il muro e i mobili, così da far passare l’aria;
  • non utilizzare vernici sintetiche o viniliche per tinteggiare le pareti, ma soltanto pitture a calce o traspiranti.

Scegliere la migliore pavimentazione esterna

Partiamo da un dato di fatto: non esiste una pavimentazione esterna migliore o peggiore di un’altra in senso assoluto.
Bisogna però valutare e ponderare la scelta secondo le esigenze, il gusto e l’utilizzo che se ne vuole fare.

Immagina una casa che abbia almeno uno dei seguenti elementi: balconi, giardino, porticato, tettoia, parcheggio auto esterno, vialetti e diverse aree calpestabili che collegano il cancello al portone, o che uniscono una parte dell’abitazione con l’altra.
Prova a pensare che tutto ciò sia privo di qualsiasi copertura pavimentale!
Cosa succederebbe? Semplicissimo.
Non ci sarebbe nulla ad agevolare il passaggio e la sporcizia si insinuerebbe ovunque!

Questi sono solo due dei tanti motivi per cui è importante scegliere la pavimentazione esterna più adatta alle tue necessità!
Essa è dunque indispensabile per la sicurezza di chi passeggia in giardino, si affaccia ad un balcone, trascorre un pò di tempo sotto un porticato a godere magari di una bella giornata di sole; ed è altrettanto necessaria a preservare l’igiene della casa.
Infatti quando si calpesta il suolo esterno, costantemente esposto agli agenti atmosferici, si cerca di non raccogliere lo sporco sotto alle suole delle scarpe, per evitare di portarlo dentro casa; anche se, purtroppo, non sempre la massima accortezza è sufficiente a risolvere il problema.

Quali materiali si utilizzano per il pavimento esterno?

Andiamo a vedere alcuni materiali utilizzati di frequente per la pavimentazione esterna, per darti più o meno un’idea delle alternative che potrai valutare.

  • Il legno, spesso utilizzato in listoni, è molto sfruttato per l’esterno, sia per lo stile classico che moderno, ma richiede una grande manutenzione.
  • Il gres porcellanato, molto resistente ai graffi e agli agenti esterni.
  • Il cotto e le pietre naturali sono perfette per gli ambienti rustici e sono più porosi.
  • Il calcestruzzo rinforzato è invece ideale per i percorsi carrabili.

Vi è anche un grande utilizzo di materiali sintetici, di plastica, vetro e talvolta di tessuti che, si sa, sono troppo soggetti ad usura.
Queste menzionate sono solo le più importanti caratteristiche da tenere in considerazione in fase di scelta. Ovviamente per prendere la decisione giusta è fondamentale porsi anche una domanda più complessiva.

Cosa bisogna considerare per fare una corretta valutazione?

Prima di posare una pavimentazione esterna devi considerare diversi fattori cruciali:

  • la destinazione d’uso, ovvero l’area su cui il pavimento verrà posto (giardino, balcone, bordo piscina, zona adibita a parcheggio ecc.), e l’utilizzo che ne farai.
    Per esempio, nella zona circostante una piscina bisogna ricordare che il pavimento è spesso a contatto con l’acqua, quindi devi optare per un materiale impermeabile ed antiscivolo; oppure in un’area destinata al passaggio e posteggio delle auto è necessario che consideri, prima di tutto, la solidità del pavimento nel sostenere il carico;
  • le condizioni atmosferiche del luogo in cui poserai il pavimento esterno (se piove di frequente, se c’è un clima secco, se vi sono continui sbalzi termici e così via);
  • la repellenza allo sporco, per evitare di dover pulire continuamente e di trasferire la sporcizia dall’esterno all’interno dell’abitazione;
    la robustezza e l’idoneità del materiale, visti i molteplici usi ai quali è destinato e vista l’esposizione perenne a qualsiasi agente esterno;
  • le tue possibilità economiche e la giusta proporzione tra qualità e prezzo;
  • la bravura e l’affidabilità di un esperto nella posa del pavimento esterno;
  • in ultimo, e non meno importante, il fattore estetico.
    Il pavimento esterno che sceglierai per la tua abitazione, infatti, deve rispecchiare il tuo gusto personale e non discostarsi dallo stile della casa.

In conclusione, tirando le somme, possiamo dire che la scelta finale della pavimentazione esterna dipende principalmente da queste 3 variabili:

  1. lo scopo a cui è destinata,
  2. il gusto personale e della casa,
  3. le esigenze e le possibilità economiche.

Come e quando ristrutturare il tetto

La ristrutturazione del tetto di casa è uno di quei lavori troppo spesso sottovalutati e rimandati nel tempo perché non ritenuti prioritari. Probabilmente ciò avviene perché, a differenza delle stanze vissute quotidianamente, non si percepisce appieno l’importanza di avere una copertura solida e affidabile per la propria abitazione.

Eppure i problemi che possono derivare dalla cattiva manutenzione di un tetto vecchio e logoro, messo a dura prova dal passare degli anni e dall’azione incessante degli agenti atmosferici sono molteplici e spesso piuttosto gravi. Parliamo ad esempio di infiltrazioni, caduta di tegole, grondaie pericolanti, dispersioni termiche o addirittura problemi alla struttura complessiva dell’immobile.

Inoltre, la complessità realizzativa di un tetto, dovrebbe essere sufficiente per capire che in caso di ristrutturazione non conviene avventurarsi nel fai da te; la scelta migliore è senza dubbio quella di affidarsi a persone competenti ed esperte.

La prima cosa da fare quando si decide di avviare questo lavoro di ristrutturazione è verificare lo stato di fatto della costruzione esistente e porsi le seguenti domande:

  • È necessario smantellare completamente il vecchio tetto?
  • Al suo interno è presente amianto?
  • Si può procedere mettendo in conto un intervento economico, un semplice rattoppo, o bisogna rifare tutto?
  • Che budget ho a disposizione?
  • Che risultati voglio ottenere (isolamento acustico, termico, eliminazione di eventuali infiltrazioni ecc.)?

Il consiglio principale è quello di non cercare il risparmio a tutti i costi, perché un tetto, se fatto bene, dura praticamente in eterno e garantisce all’abitazione una serie di benefici fondamentali.

Nella fase di demolizione, oltre alla rimozione di tegole (o coppi), eventuali materiali di isolamento (se presenti) e travi, è opportuno prestare particolare attenzione alla presenza di amianto. Purtroppo nelle abitazioni realizzate prima degli anni 70 questo materiale era largamente diffuso nonostante la sua pericolosità; di conseguenza, tanto la rimozione quanto lo smaltimento, devono essere obbligatoriamente portati a termine da imprese specializzate.

Quando si procede fattivamente alla nuova costruzione, invece, bisogna decidere come muoversi in base al denaro che si prevede di investire.
In particolare una ristrutturazione fatta bene non può prescindere dalle seguenti fasi, elencate in ordine di importanza:

  1. Strato impermeabilizzante, per evitare le infiltrazioni d’acqua.
  2. Strato isolante, utile a coibentare il tetto.
  3. Strato ventilato. Si tratta di una sorta di camera d’aria dalle molteplici funzioni, serve infatti a migliorare l’isolamento termico e acustico, ad agevolare lo scioglimento di neve e ghiaccio ed evitare la formazione di umidità.

Sul costo finale incide molto anche la tipologia di materiale scelto. Compatibilmente con le necessità individuate dai progettisti per i livelli di prestazione attesi, infatti, il tetto può essere fatto in legno, rame, acciaio, alluminio, latero-cemento, tegole, coppi o pannelli prefabbricati, già completi e isolanti.

Infine è giusto sottolineare che, anche in presenza di budget ridotti, per chi decide di ristrutturare il tetto nel 2017, sono previste importanti agevolazioni fiscali, denominate Ecobonus (ecco la normativa di riferimento), che permettono di detrarre fino al 65% dell’importo speso.

Proprio per questo motivo eseguire interventi di ristrutturazione ed efficientamento energetico è molto conveniente nel 2017.